Accordo sullo Scudo anti-missili Obama: anche Mosca collaborerà 

LISBONA – La Nato avrà  uno scudo antimissile che entro il 2020 dovrebbe essere in grado di proteggere tutto il suo territorio da ogni tipo di minaccia: a breve, medio e lungo raggio. Lo scudo, largamente basato sulla tecnologia Usa, è uno dei pilastri del “Nuovo concetto strategico” approvato ieri al dai ventotto leader occidentali al vertice di Lisbona e che guiderà  l’Alleanza nei prossimi dieci anni. Ma la difesa antimissile non sostituirà  la deterrenza nucleare: fino a che resteranno armi atomiche in circolazione, questa rimarrà  lo strumento principale della sicurezza collettiva.
Nel vertice che segna uno storico riavvicinamento con la Russia dopo due anni di gelo seguiti alla crisi georgiana, l’Alleanza Atlantica si impegna anche a collaborare con Mosca per mettere in rete le informazioni relative alla difesa missilistica. «In questo modo possiamo trasformare quello che nel passato è stato una fonte di tensione in un terreno di cooperazione contro una minaccia comune – dice il presidente americano Obama – Domani chiederemo la loro collaborazione». L’idea, cara a Bush e inaccettabile per Putin, di basare lo scudo in Polonia e Repubblica Ceca è tramontata definitivamente. Oggi, quando anche il presidente russo Medvedev parteciperà  al vertice dei 28 leader occidentali a Lisbona, Nato e Russia confermeranno questa nuova determinazione a collaborare in una dichiarazione comune. I termini concreti della possibile interazione tra il sistema antimissile dell’Alleanza e quello della Russia saranno studiati alla prossima riunione ministeriale di giugno.
Per arrivare a questi risultati, il segretario generale della Nato, Rasmussen, ha dovuto superare molti ostacoli. Sullo scudo antimissile, per esempio, pesava un veto della Turchia. Ankara non voleva che l’Iran o la Siria, i due Paesi confinanti e con i quali ha buoni rapporti, fossero citati esplicitamente tra le potenziali origini di un attacco missilistico. Ha avuto partita vinta e il comunicato non citerà  nessun Paese, nonostante la Francia insistesse perché Teheran e Damasco fossero indicati in modo esplicito.
Sempre la Francia è stata all’origine di un altro problema, questa volta riguardante il “Nuovo concetto strategico”. Mentre la Germania avrebbe voluto sottolineare la volontà  della Nato per arrivare ad un bando generalizzato delle armi nucleari, Parigi infatti insisteva sulla necessità  di confermare la centralità  della deterrenza atomica nella strategia atlantica. Alla fine, come sempre, francesi e tedeschi hanno trovato un compromesso grazie alla mediazione di Obama. Il riferimento all’aspirazione ad un mondo nuclear free rimane, come il sostegno a proseguire i negoziati per il disarmo atomico con la Russia. Ma il concetto strategico conferma che, fino a quanto resteranno armi nucleari in circolazione, la Nato non rinuncerà  alla propria deterrenza atomica. Il comunicato finale farà  anche riferimento allo «squilibrio» esistente con la Russia per quanto riguarda le armi nucleari tattiche, o di teatro, che Mosca tiene ancora schierate in prossimità  dei confini europei.
Il Nuovo concetto strategico, pur non rinunciando al teorema originale della difesa territoriale degli stati membri, mette molto più decisamente l’accento sulla necessità  di sviluppare le proprie capacità  di gestione delle crisi esterne e sulle nuove minacce che pesano sull’Occidente: attacchi alle fonti energetiche, al cyberspazio, pirateria navale, terrorismo e, appunto, minaccia missilistica. In serata sembrava anche in via di soluzione l’ultimo ostacolo diplomatico, rappresentato da veto turco allo stabilimento di rapporti diretti tra la Nato e la Ue. La Turchia accetta una collaborazione diretta tra l’Alleanza e l’Unione europea in tutti i campi, ma in cambio ottiene di essere ammessa nell’Eda, l’Agenzia di difesa europea che tratta di armamenti, e di essere consultata nelle decisioni di politica estera dell’Europa che potrebbero riguardarla direttamente.


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