Apps contro incurie e degrado. La denuncia si fa al cellulare

Apps contro incurie e degrado La denuncia si fa al cellulare

Sull’esempio degli Stati Uniti, sono molte le risorse per creare un filo diretto tra cittadini e amministrazione. Di fronte a buche o rifiuti abbandonati, si fa una foto, si “tagga” e via: la segnalazione arriva direttamente all’ufficio competente

GIULIA BELARDELLI - Repubblica.it Sergio Segio • 25/11/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 224 Viste

Applicazioni che consentono di denunciare in diretta qualsiasi tipo di incuria o disservizio, dalle buche stradali ai rifiuti abbandonati. Ma anche social network pensati per rendere le città  più vivibili, segnalando, ad esempio, tratti stradali poco sicuri o sistemi di illuminazione carenti. Dagli Stati Uniti all’Olanda, sono tantissime le città  che negli ultimi anni hanno scelto di adottare gli strumenti del web 2.0 per creare un filo diretto tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Il concetto è molto semplice: si vede qualcosa che non va, lo si fotografa e lo si “tagga” (così da localizzare geograficamente il “problema”); poi si invia la segnalazione tramite un sistema automatizzato. In alcuni casi, la tecnologia che supporta queste apps  –  il Geographic Information System (GIS)  –  è stata integrata con i sistemi di gestione del lavoro nei singoli uffici. La denuncia, dunque, inviata tramite computer o via smartphone, arriva direttamente a chi di competenza, senza il rischio del classico scarica-barile. Ciò che da noi sembra ancora surreale, in molte città  statunitensi e in altre parti del mondo ha già  preso il via. Ecco qualche spunto per sollecitare il senso civico da una parte, e la prontezza delle risposte dall’altro.

Nuovi modi di monitorare il territorio.
Alla base delle applicazioni di “engagement” dei cittadini c’è un sistema in uso ormai da alcuni decenni, il Geographic Information System. Adottato anche in Italia a partire dagli anni ’90, si tratta di un sistema informativo computerizzato che permette di acquisire, registrare e analizzare informazioni derivanti da dati geografici. La particolarità  di questi software GIS consiste nell’associare una varietà  di elementi (come grafici, serie statistiche, immagini fisse e in movimento, file audio e così via) a una specifica unità  territoriale, facendone una sorta di fotografia ai raggi X. Lo scopo è quello di fornire a enti locali, regioni, province e comuni gli strumenti necessari per conoscere più a fondo il territorio e migliorare la qualità  degli interventi. E’ qui che entra in gioco il “patto” con i cittadini: negli ultimi tempi, infatti, sono spuntate diverse idee per integrare questi strumenti con applicazioni web e mobile pensate per ottimizzare il passaggio dalla segnalazione all’intervento. Così facendo, si crea un circolo virtuoso in cui i dati sono a disposizione di tutti, i cittadini possono presentare i loro esposti in via telematica e chi è chiamato a rispondere non può evadere dalle sue responsabilità . L’esempio più eclatante, in questo senso, è un esperimento che sta riguardando alcune città  americane.

CitySourced, l’occhio del cittadino. Partito nella città  californiana di San Jose un anno fa, questo strumento di comunicazione diretta cittadino-amministrazione si sta rapidamente espandendo, al punto da aver raggiunto accordi con altre diciannove metropoli, fra cui San Francisco e Los Angeles. Il meccanismo funziona più o meno così: grazie a una semplice applicazione per smartphone, è possibile in qualsiasi momento denunciare con una foto quello che non va in città , dalle buche in strada ai graffiti, dalle macchine parcheggiate in divieto di sosta ai rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi. Il sistema aggiunge poi automaticamente le informazioni geografiche dell’esposto (tramite il Gps) e invia la segnalazione all’ufficio di competenza. Il cittadino può anche seguire gli sviluppi della propria denuncia per vedere se il problema è stato risolto o meno. “E’ un sistema doppiamente efficiente”, ha spiegato uno dei dirigenti di CitySourced . “Da un lato tutti gli abitanti possono riportare un problema con estrema facilità , dall’altro gli uffici competenti hanno la possibilità   –  e il dovere – di rispondere con più efficienza e tempestività “.

Altre applicazioni. In questa lotta al degrado, la app californiana non è sola: negli Usa, per snellire il 311 (il Centro Servizi per il Cittadino) sono nati diversi strumenti con funzionalità  simili, da SeeClickFix  a Citizens Connect . Se il primo, come recita il nome, funziona in tre parole (vedi, clicca, ripara), il secondo si propone di aiutare la popolazione a rendere più belli i quartieri, curandosi non solo delle emergenze o di ciò che accade nel proprio giardino. Ma il trend non è limitato alla nazione statunitense: FixMyStreet  nel Regno Unito vanta una media di oltre mille denunce a settimana, quattrocento delle quali approdano a una risoluzione; l’australiana Neat Streets  per ogni problema emerso riporta anche come e quando gli uffici competenti vogliono risolverlo, mentre la tedesca Mark a Spot , oltre a smascherare le situazioni di degrado, offre la possibilità  di segnalare barriere architettoniche per i disabili.

L’engagement cittadino-amministrazione. A decretare il successo di questi strumenti tra i cittadini non sono soltanto la facilità  e l’immediatezza comunicativa offerte dalle nuove tecnologie. Serve infatti la presenza di un’amministrazione capace di rispondere ai problemi, anche perché una volta che ci si espone così non è facile tornare indietro. Come sostengono i creatori di SeeClickFix, “il cittadino che vede le proprie denunce risolte si sente molto più legato alla sua comunità  ed è dunque più propenso a esporne i problemi. E’ un meccanismo che si autoalimenta”. E se l’amministrazione si dovesse girare dall’altra parte? Per far fronte a questa eventualità , diversi strumenti chiamano in causa la funzione watchdog dei media: giornali, radio e televisioni locali ricevono a loro volta le segnalazioni fatte dagli utenti, così da poter dare maggiore visibilità  alle situazioni di incuria e degrado.

L’India contro il traffico. Un esempio curioso del senso civico e della voglia di riscatto che può nascere (anche) attraverso i social netework è il caso della polizia di Nuova Delhi. Subito dopo la sua comparsa su Facebook, nel giugno scorso, il wall delle forze dell’ordine indiane  è stato sommerso da migliaia di foto-denunce di infrazioni stradali e illeciti di varia natura. Quando possibile, sono scattate anche delle multe, con picchi mai raggiunti in quella che è considerata una delle città  più caotiche al mondo. Oggi la pagina conta quasi quarantamila fan, che ogni giorno possono denunciare infrazioni al codice della strada, macchine abbandonate e problemi al manto stradale. La polizia prova a rispondere a ogni post, ringraziando della collaborazione e promettendo interventi rapidi.

Il Twitter per città  più sicure. Come fare, invece, quando si vuole segnalare la presenza di un angolo buio o di una zona che incute timore? Per far fronte a questa necessità , diverse università  inglesi stanno lavorando a VoiceYourView  una piattaforma in stile Twitter dove ogni cittadino può esprimere le proprie impressioni sull’ambiente che lo circonda, contribuendo alla costruzione di “mappe del timore” che possono poi essere usate dall’amministrazione per apportare migliorie. “Ora solo poche persone danno voce alle loro preoccupazioni”, ha spiegato Jon Whittle, docente della Lancaster University. “Con questo strumento vorremmo raggiungere ogni cittadino, perché tutti hanno un parere o un’esperienza utile da raccontare per avere delle città  più sicure e funzionali”.

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