Aumentano gli Stati europei che riconoscono le unioni omosessuali

BRUXELLES – Nel rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) sui diritti degli omosessuali in Europa – presentato oggi presso il Parlamento europeo a Bruxelles – vengono stilate sei aree di particolare interesse per l’analisi della situazione legislativa riguardante le persone Lgbt (lesbiche, gay, trans-gender e bisessuali). Si tratta della libertà  di espressione e riunione, della protezione dalla retorica e della violenza omofobe, della discriminazione, della libertà  di soggiorno e di ricongiungimento famigliare, della protezione internazionale per i richiedenti asilo Lgbt, e delle procedure per il cambio di sesso e nome nei registri anagrafici.

Per ognuna di queste sei aree, il rapporto Fra individua nella legislazione dei 27 Stati membri dell’Ue, 15 progressi (intesi come maggiori diritti e protezione per gli Lgbt) e cinque regressi. “Ciò però non deve essere motivo di alcuna compiacenza”, chiosa Morten Kjaerum, direttore della Fra nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto. In particolare, l’area dove sono state registrati tre casi di restrizione dei diritti Lgbt è la libertà  di movimento e il ricongiungimento famigliare, limitate dall’introduzione in Bulgaria, Romania e Lituania di norme che riconoscono esplicitamente come unica forma di matrimonio lecita l’unione tra un uomo e una donna. Ciò ha ricadute sui diritti di altri cittadini europei: per esemplificare il problema, se una donna romena sposa in Spagna una cittadina di quel paese, dove il matrimonio omosessuale è possibile, se scegliesse di tornare in patria, la sua unione non verrebbe riconosciuta, con tutte le difficoltà  che possono emergere, ad esempio, in termini di sussidi famigliari o di diritti importanti quali quello all’eredità , che verrebbe negata alla partner spagnola.

Sul fronte delle unioni omosessuali, si registra però un lieve progresso: grazie a tre paesi in più rispetto al 2008, ora in Europa gli Stati che riconoscono questo diritto sono in lievissima maggioranza. Rimane però limitata la protezione contro gli atti di intolleranza omofobica, con solo un esiguo numero di Stati membri che riconoscono aggravanti penali per questi crimini. Anche il diritto a manifestare in favore del proprio orientamento sessuale è limitato (soprattutto in Lituania, dove l’informazione sulle unioni omosessuali è bandita per i minori), ma si registrano lievi progressi, come in Polonia. Progressi limitati anche per la protezione internazionale dei richiedenti asilo omosessuali: in linea generale non viene loro garantito l’asilo se possono vivere nel paese d’origine nascondendo la propria identità  sessuale. Problemi, vuoti legali e arbitrarietà  anche per quanto riguarda le procedure di cambiamento di nome e sesso nella maggior parte dei paesi.

Anche se l’Agenzia non fa graduatorie esplicite su chi fa meglio e chi fa peggio in Europa, si può ancora riconoscere un panorama di dritti maggiormente affermati nei paesi dell’Europa occidentale e del Nord, mentre l’Est presenta ancora gravi lacune e intolleranza verso gli Lgbt. (mm)

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