Eurobarometro: gli europei conoscono ancora poco il Fondo sociale

BRUXELLES – Un sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi rivela l’attitudine degli europei nei riguardi delle azioni promosse dal Fondo sociale europeo. Per il campione di persone intervistato (quasi 27 mila cittadini), la lotta alla disoccupazione e alla povertà  sono prioritarie rispettivamente per il 63% e il 42%: si tratta di un risultato che dimostra l’utilità  del Fse, anche se la lotta alla povertà  non ricade direttamente nelle competenze del Fondo.
Gli altri ambiti d’azione del Fse ricevono invece minori richieste di intervento comunitario, come educazione e formazione (prioritarie per il 30%, al quarto posto nella graduatoria delle priorità ) e pari opportunità  (25%, sesto posto). Per gli italiani, la lotta alla disoccupazione è prioritaria per il 75% del campione, mentre la lotta alla povertà  preoccupa il 39% degli italiani. Scarsa urgenza viene data alle politiche di educazione e formazione (prioritarie per il 18% degli italiani).
Questo quadro si riflette direttamente nella graduatoria dei settori in cui l’Europa dovrebbe investire di più secondo l’avviso dei cittadini intervistati. Al primo posto troviamo infatti la necessità  di investire nella creazione di posti di lavoro (priorità  per il 56%), seguita da educazione e formazione (46%) e salute (44%, anche se non è una competenza diretta del Fse). Minori invece le richieste di investire nell’accesso al lavoro per chi ne è escluso (29%) e nel welfare/sicurezza sociale (25%). Per quanto riguarda gli italiani, il 54% ritiene prioritario investire nella creazione di lavoro, in linea con al media europea, ma gli interventi in materia di educazione e formazione vengono visti come sensibilmente meno prioritari (26%, uno dei due risultati più bassi registrati, contro una media europea del 46%).
Gli europei sono poi pronti ad accettare che il Fondo sociale europeo (Fse) non si occupi soltanto delle regioni più povere ma dell’intera Unione (50% di preferenze contro il 27%). La risposta però è decisamente influenzata dalla regione di provenienza dell’intervistato: più questa è povera, più si vorrebbe un’attenzione speciale da parte dell’Europa.
Si rileva inoltre che il Fse risulta più conosciuto che in precedenza: ne ha sentito parlare il 40% del campione contro il 33% di un anno fa. Però soltanto pochi europei (13%) sanno a cosa serve in realtà , mentre il 27% ne ha solo sentito parlare. L’Italia è uno dei paesi dove si è stato misurato un grande progresso in questi termini. In generale, il Fse si rivela ancora poco conosciuto, nonostante esista da oltre 50 anni. (mm)

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