Europa, la beffa dei fondi strutturali

E’ un’inchiesta svolta dal Financial Times, in collaborazione con il Bureau of investigative journalism di Londra, a rivelare come le risorse siano spese male, non spese, o stornate dalla mafia. In oltre otto mesi, il Bureau e il Financial Times hanno raccolto dati relativi a milioni di euro per costruire il più grande database a oggi disponibile per rintracciare chi ha ricevuto 347 miliardi di euro distribuiti in 271 regioni di 27 Paesi. A metà  del ciclo di spesa di sette anni, è stato utilizzato solo il dieci percento dei fondi allocati per il periodo 2007-2013.

Le preoccupazioni in merito all’efficienza e alla bontà  di tali programmi sono forti, se si considerano le conclusioni a cui sono arrivati giornalisti e ricercatori:

La complessità  dei programmi rende assai difficile un controllo da parte dell’autorità  centrale su come vengono spesi i fondi. Con solo 25 investigatori anti-frode e una rete burocratica quasi impenetrabile, è impossibile rintracciare come i soldi vengono distribuiti, e come milioni di euro vengono sprecati, perduti o rubati.

Il problema principale è che i fondi vengono consegnati alle regioni, ed è a quel punto che il loro percorso diventa opaco.

Dal database, che è riuscito a scavalcare l’euroburocrazia di Bruxelles e i tortuosi percorsi degli Stati membri e delle loro amministrazioni regionali, elencando il percorso fino al beneficiario finale (e sono quasi 700mila) emergono dati inattesi. Se è noto che la ‘ndrangheta ha una expertise superiore a molti enti pubblici nell’accaparrarsi le risorse elargite dall’Unione Europea, pochi sanno che milioni di euro destinati a piccole e medie imprese sono finiti nelle casse di multinazionali come Coca-Cola, Siemens e Ibm. Altre compagnie utilizzano i fondi per rilocalizzare le imprese in località  dove la manodopera è più economica, a dispetto di norme che proibiscono tale pratica.

La Commissione annovera tra le ragioni di un utilizzo così scarso delle risorse allocate il tempo necessario per l’approvazione del progetto e i soldi spesi e rimborsati da Bruxelles. Gli Stati membri, infatti, molto spesso non possono anticipare ciò che poi verrà  reso loro dall’Unione Europea, in tempi considerati nemmeno troppo lunghi. Laszlo Andor, commissario per gli Affari sociali dell’Unione Europea, si giustifica così: “Non siamo una banca che deve produrre un bilancio ogni volta“.


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