Gli studenti infiammano Londra scontri in piazza, decine di arresti

Finisce dunque col botto l’apparente pace sociale che aveva accolto i più pesanti tagli alla spesa pubblica nella storia del Regno Unito: oltre cinquantamila studenti marciano nel centro della capitale per protestare contro l’aumento delle tasse universitarie, approvato dal governo conservator-liberale guidato da David Cameron. Un aumento che triplica il costo dell’istruzione superiore, da 3 mila a 9 mila sterline (quasi 11 mila euro) l’anno, motivato con l’esigenza di ridurre drasticamente il deficit dello stato. Finora c’erano state critiche. Ieri volavano anche pietre.
È la manifestazione studentesca più imponente in un decennio: bisogna tornare ai primi anni di Tony Blair, quando il suo governo laburista varò il primo aumento delle «tuition fees», le tasse d’iscrizione all’università , portandole da mille a 3 mila sterline l’anno. Le università  britanniche sono le migliori del mondo, dopo quelle degli Usa, ma per mantenerne lo standard di eccellenza accademica servono più fondi, più docenti, più strutture, affermava Blair, sostenendo che lo stato non poteva accollarsi un peso simile. Una differenza è che allora, perlomeno, l’economia britannica era in pieno boom. Un’altra è che i cortei contro il primo aumento non causarono disordini. Stavolta, invece, con il Regno Unito reduce dalla grande recessione globale, un’economia ancora fragile e un governo di centro-destra che taglia la spesa pubblica del 20 per cento – nemmeno la Thatcher osò tagliarla oltre l’8 – va diversamente.
La dimostrazione parte tranquilla, allegra, pacifica. Cartelli, slogan, fischietti: «No agli aumenti», gridano gli studenti, «solidarietà  ai dipendenti pubblici», che perderanno, per via dei tagli, 500 mila posti di lavoro, ma che non sono ancora scesi a dimostrare nelle strade, limitandosi a qualche sciopero. L’eco dei manifestanti raggiunge l’aula della camera dei Comuni, dove in assenza del premier Cameron, in missione in Cina, e del capo dell’opposizione laburista Ed Miliband, in ospedale per la nascita del secondo figlio (prolifici in tutti i sensi, i leader britannici), duellano i loro vice. «Il governo scarica la crisi sugli studenti», attacca Harriet Harman, vice-capo del Labour.
««E’ colpa di voi laburisti se abbiamo un deficit che indebita generazioni a venire», replica il vice-premier Nick Clegg. «Sei mesi fa eri contrario a un aumento che portasse le tasse universitarie da 3 mila a 4 mila sterline, adesso difendi un aumento che le triplica, difendi l’istruzione universitaria più cara d’Europa», insiste la Harman. Clegg, leader dei liberaldemocratici, che per andare al governo si è rimangiato le promesse elettorali, vacilla. È la prima crepa nell’alleanza con i Tories, che l’anima progressista dei lib-dem vede come un patto col diavolo.
Di colpo, fuori dal parlamento, cambia l’atmosfera. Migliaia di studenti danno l’assalto al «palazzo dei Tories»: Millbank Tower, un grattacielo sul Tamigi, quartier generale del partito di Cameron. All’inizio è un assedio gioioso. Poi diventa violento. «Colpa dei poliziotti, che ci hanno presi a manganellate», dice Clare Solomon, una dei loro leader. La polizia non si aspettava tanta furia. Non ha abbastanza agenti per contenere il corteo. Chiama rinforzi, ma arrivano tardi. Qualcuno l’accusa di essere impreparata. Difficile dire, in questi casi, chi tiri la prima pietra (o colpo di manganello). I dimostranti spaccano vetrine, occupano l’edificio, rompono tutto. Molti sono a viso aperto, senza passamontagna alla no global. La polizia risponde facendo cordoni e caricando. Scende la sera: nell’oscurità , brillano i falò dei dimostranti. Sono i primi fuochi di un’esplosione di protesta nell’aria da tempo, in un paese che ha assorbito i salvataggi delle banche e i bonus milionari ai banchieri senza fare una piega. Inizia l’operazione delle forze dell’ordine per svuotare il grattacielo. Nonostante gli incidenti, soltanto una decina di studenti e tre poliziotti finiscono all’ospedale: nessuno ferito grave, sembra. Almeno quaranta giovani vengono arrestati. «Una minoranza violenta», avverte il sindaco conservatore Boris Johnson, «chi ha violato la legge pagherà ». Infine il campo di battaglia è sgombro. Ma la guerra delle tasse universitarie è appena cominciata. in Gran Bretagna si annuncia un autunno caldo. E forse un inverno dello scontento.


Related Articles

Abusi sessuali, Ratzinger denunciato all’Aja

Le vittime dei preti pedofili citano i vertici della Chiesa. Sepe: “Mossa anti-cattolica” .   Insieme al Papa nell’esposto i nomi dei cardinali Sodano, Bertone e Levada

 

La guerra dei dazi e la crisi dell’impero americano d’Occidente

La guerra dei dazi scatenata dagli Usa contro la Cina e le nuove sanzioni contro la Russia sono segnali di una tendenza che va oltre gli attuali eventi

“Non potevamo bloccare il processo democratico”

Fukuyama: “La politica seguita nel passato di appoggiare le dittature non funziona più, non garantisce la stabilità , non aiuta gli interessi Usa”

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment