Gran Bretagna, il prezzo della tortura

L’accordo è stato raggiunto dopo settimane di negoziati tra le due parti. Del gruppo di detenuti fanno parte una decina di cittadini del Regno Unito, incarcerati a Guantanamo in tempi diversi. Fra loro vi sono, Binyam Mohamed, Bisher al-Rawi, Jamil el Banna, Richard Belmar, Omar Deghayes, Binyam Mohamed e Martin Mubanga. L’accusa di complicità  nelle torture e nelle ‘extraordinary renditions’, la rete di trasferimenti in carceri segrete e consegne dei presunti terroristi a Paesi che praticano la tortura, investe non solo le agenzie di intelligence britannica, ma anche tre ministeri del governo.

La decisione è stata presa per evitare che in un processo pubblico fossero divulgati documenti e decisioni ancora segrete, o comunque giudicate delicate per la sicurezza nazionale. Lo scorso maggio, un tribunale d’appello aveva decretato che il governo non avrebbe potuto fare leva su “prove segrete” per difendersi contro i querelanti. E a luglio, l’Alta corte aveva ordinato la pubblicazione dei circa 500mila documenti relativi al caso. Era stato allora che il Premier, David Cameron, aveva lasciato intendere la sua disponibilità  al raggiungimento di un accordo extra-giudiziale con gli ex detenuti del carcere speciale americano. Per preparare il caso, erano stati mobilitati una sessantina di funzionari dei servizi di intelligence. “I nostri servizi sono paralizzati dalle carte nel cercare di difendersi in tribunale in casi complessi con regole incerte. La nostra reputazione come Paese che crede nei diritti umani, nella giustizia, nella correttezza e nella legge, che in larga misura i servizi devono proteggere, rischia di essere messa in discussione”, aveva dichiarato il Premier allora.

I servizi segreti britannici hanno sempre respinto le accuse riguardo l’uso della tortura. Lo scorso mese, il capo dell’MI6, Sir John Sawers, descrisse la stessa tortura come ‘illegale e aberrante’, difendendo al contempo il diritto alla segretezza dell’agenzia. Uno degli ex-detenuti, Binyam Mohamed, residente a Londra, fu catturato nel 2002 in Pakistan prima di venire trasferito dalla Cia in Marocco, dove fu duramente torturato e successivamente spedito a Guantanamo. Più tardi, emerse che un funzionario dell’intelligence britannica lo aveva visitato in prigione in Pakistan, e che la Cia aveva riferito a Londra dei maltrattamenti a suo carico. Il trentaduenne aveva accusato i servizi del suo Paese di aver fornito alla Cia le domande che gli furono fatte in carcere. Binyam è stato rilasciato lo scorso anno, e secondo alcune fonti riceverà  oltre un milione di euro di risarcimento.


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