Haiti, brogli e colera svuotano le urne “Annullare le elezioni”

PORT AU PRINCE – «Come andrà ? Prenderò un sacco di voti». Michel Martelly risponde a qualche domanda mentre quattro nerboruti guardaspalle frenano a fatica le centinaia di sostenitori e i giornalisti che lo circondano. Se si votasse per acclamazione “Sweet Mickey”, come viene amichevolmente chiamato il popolarissimo cantante di kompa, non avrebbe rivali. La gente in fila al seggio di Petionville, il quartiere in collina meno colpito dal terremoto, è tutta per lui, scandisce il suo nome, canta il suo inno, balla al ritmo della sua musica.
«Violenze? Speriamo di no, ma qui stanno scherzando con il fuoco, la povera gente di Haiti non ne può veramente più, merita qualcosa di meglio». Quando a fatica raggiunge il seggio mostra platealmente come vota, di fronte alle telecamere e ai flash dei fotografi. «Il problema sono i brogli, le tenteranno tutte, il governo non accetterà  mai la sconfitta. La gente viene intimidita, in molti seggi ci sono uomini incappucciati che minacciano alla luce del sole. Sono pronto a ritirarmi per questi imbrogli massicci». In serata lui e Mirlande Manigat, assieme ad altri dieci candidati, chiederanno l’annullamento delle elezioni denunciando frodi e irregolarità  elettorali.
Si può imbrogliare in tanti modi e i funzionari governativi, fedelissimi di Jude Celestin, il candidato delfino del presidente Prevà l (che non può concorrere per un terzo mandato) hanno scelto il più semplice: impedire alla gente di votare. Nell’Haiti martoriata del dopo-terremoto, con il colera che dilaga e milioni di persone che vivono nella miseria più nera, in condizioni igienico-sanitarie al di sotto della sopravvivenza, l’affluenza al voto non poteva essere alta, ma anche per chi vuole votare le difficoltà  sono enormi. Sulla carta gli elettori sono 4,7 milioni, ma nel conteggio sono compresi i morti del terremoto (250mila secondo le cifre ufficiali), il milione e mezzo che vivono nelle tendopoli o per strada, il mezzo milione che ha perduto la carta d’identità  necessaria per entrare nei seggi.
Nel popolare quartiere di Delmas, davanti al seggio nella scuola Lavoliere, si sentono urla e grida contro i funzionari. All’interno le urne sono quasi vuote, eppure sono le undici di mattina e i seggi hanno aperto alle sei. «Non ci permettono di votare, ho la regolare carta d’identità  ma il mio nome non risulta, come quello di quasi tutti gli altri del quartiere. Negli elenchi ci sono nomi di persone che nessuna ha mai visto da queste parti». I pochi che votano lo fanno davanti a tutti, qualcuno ha più di una scheda in mano, altri ne hanno, di false, nascoste nei pantaloni.
Brogli massicci li aveva denunciati prima del voto anche Mirlande Manigat, moglie dell’ex presidente Leslie Manigat, primo presidente dopo la dittatura dei Duvalier, deposto da un golpe. A seggi ancora aperti avevano annunciato l’intenzione di ritirarsi per protesta anche l’imprenditore Charles Henry Baker, candidato della borghesia, e Henri Ceant (quarto e quinto nei sondaggi). Ceant è una sorta di candidato ombra del partito di Aristide, l’ancora popolarissimo ex presidente costretto all’esilio in Sudafrica, il cui partito non è stato ammesso al voto. Brogli senza vergogna anche nelle tendopoli. Nel gigantesco campo Jean Marie Vincent, dove 45mila persone sopravvivono fra gli stenti e senza acqua potabile, i carabinieri italiani in forza all’Onu si sono dovuti schierare con la tenuta anti-sommossa per impedire che la situazione degenerasse.
All’interno della tendopoli c’è un seggio, ma solo cinquecento persone sono state ammesse al voto, scatenando la rabbia degli esclusi, in maggioranza fan di Martelly. Governo e Onu fingono che tutto sia regolare ma in pochi ci credono.


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