Haiti, elezioni farsa in un paese distrutto

La situazione burocratica era, forse, ancora peggiore. Si è lavorato su liste elettorali vecchie di cinque anni e non aggiornate dopo il tremendo terremoto, l’istallazione dei seggi è stata decisa all’ultimo momento con spostamenti degli stessi anche a poche ore dall’apertura delle votazioni, è stato imposto agli elettori di recarsi presso il proprio comune di residenza per poter partecipare alle elezioni cosa che spesso è stata impossibile a causa della situazione ancora precaria delle infrastrutture, per non parlare dei sistemi di trasporto.

La giornata si è aperta con il divieto di transito per le strade della capitale impartito a tutte le auto, per cercare di contenere le violenze che in passato avevano segnato le tornare elettorali. Fin dalle prime ore della giornata sono state indicate diverse irregolarità . A denunciarle principalmente sono stati i candidati dell’opposizione che segnalavano come in molti seggi non veniva permesso ai loro rappresentanti di accedere mentre vi erano quelli del partito Inite del presidente in carica Preval. In tutti i seggi si registrava inoltre il rifiuto di far votare a molti cittadini poiché i loro nomi non comparivano nelle liste, lo stesso candidato Inite ha dovuto votare presso un seggio provisorio poiché la sua tessera elettorale non coincideva con quella presente al seggio.

Già  a mezzogiorno 12 dei 19 candidati alla presidenza invocavano a gran voce l’annullamento delle elezioni. Da diverse parti arrivavano notizia di urne distrutte dai cittadini a cui non veniva permesso votare e di scontri con i Caschi Blu accusati di sostenere il candidato di Preval. Gli osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani sono stati richiamati a Port-au-Prince, lontano dai seggi, nel pomeriggio per garantirne la sicurezza. In due città  del nord il voto è stato sospeso a causa della violenza dei dimostranti e a Port-au-Prince un seggio è stato distrutto.

L’Onu e gli Usa avevano premuto molto perchè si realizzassero queste elezioni, già  rinviate a febbraio di quest’anno. Hanno bisogno di un interlocutore ufficiale e che possa garantire stabilità  nei prossimi anni per gestire i soldi della ricostruzione. Non hanno voluto ascoltare quanti dicevano che il paese non era pronto, che dopo il terremoto e le immense tendopoli, il colera e gli scontri recenti con i Caschi Blu consigliavano un rinvio. L’agenzia di cooperazione nordamericana, Usaid, ha anche contributo con 14 milioni di dollari alla realizzazione delle elezioni, provocando non pochi dubbi alla popolazione sulla sua imparzialità .

La giornata di ieri si è conclusa con un grande corteo guidato dal candidato Michel Martelly e dal cantante e attivista Wyclef Jean che ha percorso le strade di Port-au-Prince chiedendo, appunto, la ripetizione delle votazioni.
Ieri la Cep, il Consiglio Elettorale Provvisorio, ha dichiarato valide le elezioni, affermando che solo nel 3 percento dei seggi vi sono state gravi irregolarità  e ha annunciato la diffusione dei risultati il prossimo 10 dicembre, e già  ci si prepara per il ballottaggio. I voti di 56 seggi, su 1.500 sono stati annullati. L’Onu e l’ambasciata Usa ad Haiti stanno invitando alla calma mentre molti dei candidati incitano i propri sostenitori a scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso a questa decisione.

I rappresentanti delle Ong si stanno dividendo tra chi sostiene che le elezioni vadano riconosciute e chi, come Mark Weisbrot, direttore del Center for Economic and Policy Research, afferma che “la comunità  internazionale dovrebbe respingere queste elezioni e affermare sostegno alle istituzioni democratiche ad Haiti. Altrimenti, Haiti potrebbe essere lasciata con un governo che è largamente considerato come illegittimo.”


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