I finiani sfiduciano il premier: governo finito

ROMA – Una beffa. Lettera di sfratto a Silvio Berlusconi firmata da Generazione Italia, il movimento finiano, che sbatte la porta in faccia al premier. «Consideriamo il suo governo finito. Si dimetta. Presidente, lei non è lo Stato. Lei non è l’uomo della Provvidenza. Tutt’altro, E dopo di lei non c’è il diluvio». Appare sul sito del gruppo, viene anticipata dall’ufficio stampa di Futuro e Libertà , scatena le reazioni furibonde di Capezzone, «questo è il calcio dell’asino, è deriva estremista». Passano un paio di ore, e si alza il velo sulla sortita futurista. La lettera è autentica, l’hanno diffusa davvero gli uomini del presidente della Camera, ma l’attacco durissimo e lo strappo non sono altro che una lunga citazione: ripresi pari pari dal discorso con cui Umberto Bossi dava l’addio alla Camera al primo governo Berlusconi, il 21 dicembre del ‘94, ritirando la fiducia all’alleato. Qualche sospetto per la verità  si era affacciato subito, confrontando i due testi, ma sono poi proprio quelli di Generazione Italia a svelare la provocazione. Hanno voluto usare le stesse parole di Bossi «per rispondere alle accuse di tradimento che ci piovono addosso dal Pdl e dalla Lega». Perciò, «chi ha replicato al nostro “scherzo” con parole al vetriolo farebbe bene a pensare prima di ragliare». Siluro indirizzato al portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, il primo a reagire pesantemente appena la missiva di licenziamento appare, «questa cosiddetta lettera di sfiducia è un calcio dell’asino, nulla di più e nulla di meno». Al “taglia e incolla” il portavoce berlusconiano abbocca in pieno: «Non credo che tanti deputati vorranno seguire la linea dettata dai pasdaran finiani». Si indigna pure Margherita Boniver, «siamo alle comiche finali con l’avviso di sfratto spedito via internet».
Lettera vera, parole copiate da quelle del Senatur, ma senso politico di tutta l’operazione decisamente realistico. Il “Berlusconi a casa” invocato dai giovani di Fli corrisponde infatti a quel che, Bocchino prima e Urso poi, confermano nelle dichiarazioni di giornata. «I numeri parlano chiaro – dice il capogruppo del Fli alla Camera – il premier perciò non avrà  la fiducia in Parlamento. Si dimetta». Sulla stessa linea il coordinatore del partito, «stiamo pensando – spiega Urso – ad una nostra mozione di sfiducia». Non è certo la prima volta – vedi Fabio Mussi, allora ds, che qualche anno fa scatenò le ira di Bonaiuti ma rivelò di aver solo “ricopiato” un attacco di Maroni al Cavaliere – ma la provocazione va a segno. Citando il Bossi ribelle di ieri “smaschera” il Senatur fedelissimo di oggi, e denuncia i limiti mai risolti del berlusconismo. A cominciare dal conflitto di interessi. «Onorevole Berlusconi – tuonava alla Camera il leader leghista nel ‘94, e ora si legge nella lettera di sfratto – lei considera questo governo come fosse un suo feudo personale. I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset, la netta separazione tra gli interessi personali dal capo del governo». Per chiudere così l’affondo: il tradimento è solo quello «di chi, ad un paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti di piazza».


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