In campo studenti, operai e immigrati Vicenza scopre i suoi angeli del fango


Quasi 2600 persone hanno risposto all’appello del sindaco: da 10 giorni al lavoro per ripulire la città 

VICENZA – Anche il Veneto ha i suoi “angeli del fango”, eccoli qua sotto la tenda che sta davanti al Teatro Olimpico. Sporchi, bagnati, stanchi, felici. Ore 18, buio, pioggia: un panino sbranato in quattro morsi, un bicchiere di the caldo, e poi a casa. Fine del decimo giorno, domani si ricomincia. Anche il sindaco Variati, all’inizio, ha spalancato tanto d’occhi. Sono arrivati in 2600, un piccolo esercito di volontari, alla faccia di chi parla di Veneto egoista. «In altre occasioni la gente se ne frega, ma stavolta mi ha meravigliato davvero vedere quanta collaborazione c’era – dice Francesca, 18 anni, liceo artistico – Diciamo che adesso ho un’opinione migliore della mia città ».

Fabrizio Ravelli - La Repubblica Editore • 11/11/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 239 Viste

Lei e le sue amiche Ilaria e Agata lavorano da quel giorno di Ognissanti: «Prima a tempo pieno. Poi ha riaperto la scuola: veniamo al pomeriggio».
Il presidente Napolitano arriva oggi a Vicenza anche per loro. Vedrà  i sindaci dei paesi alluvionati, ma poi ha chiesto di venire qui al tendone per incontrare loro, i volontari. «Ah, mi fa piacere, certo che mi fa piacere se viene il Presidente»: Asamoah è ghanese, 30 anni, operaio molatore disoccupato. Lui è qui con i suoi amici Eric e Paul. Italiano ne parlano poco, ma a sgobbare sono bravissimi. Ci sono un sacco di immigrati, fra gli “angeli del fango”. Come dice Angelo, veterano della Protezione civile del comune di Vicenza, «extracomunitari, extraordinari». Può darsi che da domani qualche vicentino li guardi con occhi diversi.
Dal primo giorno, quando il sindaco ha chiesto aiuto alla tv («Vi prometto solo fango!»), sono arrivati in massa. In una città  di 115 mila abitanti, che 2600 si presentino volontari è un bel risultato, tenendo conto del fatto che molta gente aveva da badare al suo, di allagamento. Sono stati organizzati in squadre, assicurati, gli hanno dato un paio di guanti, li hanno spostati di qua e di là  con degli autobus. Di lì in avanti, fango e ancora fango. Cantine, case, uffici, fabbriche. Gianluca, elettricista, viene da Barbarano, 40 chilometri da Vicenza, e si è messo in ferie per dare una mano. «Una macchina da guerra», dicono ammirati quelli della Protezione civile: «Parto la mattina alle 6,30. È stata un po’ dura, però che gran bella esperienza. Ne valeva proprio la pena. Un bellissimo ambiente, un clima di entusiasmo. Le signore che vengono a chiedere aiuto con gli occhi rossi, e poi ti ringraziano. Ti riempie il cuore, vai a casa contento». Ha deciso che vuole entrare nella Protezione civile.
Francesca s’è presentata perché «conosco gente alluvionata, mio nonno e anche un’amica. E poi, essendo la mia città , mi par brutto non dare una mano. Bello vedere la collaborazione. Anche se, ancora adesso, c’è gente che non gliene frega niente, passano qui davanti al tendone e ci guardano come se fossimo lebbrosi». Ilaria, artistico: «Una bella fatica. Mi sarei sentita in colpa, se non fossi venuta. E se capitava a me?». Agata, liceo scientifico: «È stata una settimana dura, ma molto gratificante. Ho fatto conoscenza con tanta gente nuova, con cui magari in situazioni normali non avrei scambiato neanche una parola. C’era chi ci offriva dei soldi, una signora mi ha regalato una bottiglia di whisky». E che il Veneto sia terra egoista, dice, «mica è vero, qui lo abbiamo visto, e nel disastro almeno c’è questa nota positiva». Ride: «Forse ci vorrebbero più alluvioni».
Michele, che da 35 anni lavora nella Protezione civile, dice: «Mi sono rivisto com’ero quando ho cominciato. A 16 anni, sul terremoto del Friuli, con mio padre che era poliziotto. Lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di rendersi utili, e nessuna paura di sporcarsi. Tutti, giovani e meno giovani, e c’erano anche tanti disoccupati». Lui e la sua squadra, dal Friuli in avanti, di disastri ne hanno visti: dall’Irpinia fino all’Abruzzo. Angelo, suo compagno, si rimira questi ragazzi con soddisfazione: «Nemmeno una polemica, sporchi fino alla testa, senza lamentarsi mai. Bravi» 

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