L’Italia che mangia senza sedersi a tavola

Il conduttore interrompe l’intervista e ricorda al pubblico come il mezzogiorno sia un momento sacro, nella società  italiana: si fermano tutte le attività  e si va a tavola. Mezzo secolo dopo non è più così. Del resto quei contadini nel 1957 si svegliavano alle 5, si sfinivano nei campi ed era normale che a mezzogiorno avessero bisogno di fermarsi. Oggi invece i ritmi del lavoro sono altri ed è comprensibile che i tempi che dedichiamo ai pasti si siano un po’ ridotti. Anche le donne, giustamente, possono immaginare per loro una vita diversa. Però non facciamo l’errore di dare per perso il nostro approccio tradizionale al cibo.
Certo, non si rimpiange quella vita dura e spesso priva di alternative che portava le famiglie contadine a riunirsi a tavola per pranzo e cena, ma ciò non significa che il valore di come ci si nutre sia venuto meno. In realtà  questa tradizione sta mutando com’è mutata la nostra società . L’attenzione al cibo non si misura solo in quanti minuti si dedicano ai nostri pasti. È pur vero che molti connazionali travolti dalla frenesia moderna vedono il cibo come un mero carburante e il loro “rifornimento” viene vissuto come una perdita di tempo. D’altro canto, però, molti si stanno organizzando in gruppi d’acquisto, frequentano e richiedono i mercati contadini, vanno spesso al ristorante incrementando la loro capacità  di critica, pretendono più informazione e dedicano più tempo agli acquisti, e inventano forme nuove di socializzazione attorno al cibo. Per esempio a me da giovane non accadeva mai di ritrovarmi a casa di un amico, in gruppo, a cenare. Oggi per molti giovani invece è la prassi: preparano i pasti da sé, vanno al mercato, cercano di trovare il meglio al miglior prezzo. Ovvio, non si fa tutti i giorni, ma il cambiamento è sempre contraddittorio: mentre qualcosa sparisce qualcosa nasce, e magari qualcosa rinasce forte della memoria collettiva. Anche la lentezza, del resto, non è un valore assoluto, ma una medicina omeopatica che va presa in giuste dosi salutari. Non si dica, però, che chi sceglie di non mangiare bene, in compagnia e a casa, ne sia costretto per mancanza di tempo. È solo una questione di scelta. Mai abbiamo avuto tanto potenziale tempo libero, ma non ce ne rendiamo conto e lo sperperiamo. Come diceva Seneca: «La vita non è breve, siamo noi che la bruciamo».


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