Primo processo civile a detenuto Guantanamo. Ahmed Ghailani assolto da 285 accuse su 286

WASHINGTON – Si è concluso con un verdetto di non colpevolezza il primo processo civile che vedeva sul banco degli imputati un detenuto di Guantanamo. La Corte federale di New York ha assolto Ahmed Khalfan Ghailani da 285 su 286 capi di imputazione. Nato a Zanzibar 36 anni fa, il presunto militante di Al Qaeda era accusato tra l’altro di essere l’esecutore materiale degli attentati contro le ambasciate americane in Kenya e in Tanzania dell’agosto 1998 in cui rimasero uccise 224 persone. Una sentenza choc che certamente farà  discutere gli Stati Uniti e suona come una condanna senza appello della politica antiterrorismo portata avanti dall’amministrazione di George W. Bush.

Ghailani, rinchiuso per anni a Guantanamo, è stato il primo detenuto della prigione nella base americana a Cuba ad aver avuto la possibilità  di essere giudicato da un Tribunale civile. Una scelta fortemente sostenuta dall’attuale amministrazione americana, impegnata a voltare pagina rispetto al passato, rilanciando l’immagine di un Paese che combatte i suoi nemici con la forza del diritto e della legalità . Appena eletto, il presidente Barack Obama assunse l’impegno di chiudere Guantanamo entro l’anno. Una promessa che però, malgrado grandissimi sforzi, la Casa Bianca non è riuscita a mantenere.

Ma il processo ad almeno uno di questi presunti terroristi, Obama è riuscito a ottenerlo: “Processando Ahmed Ghailani in una corte federale – aveva detto l’anno scorso il ministro della Giustizia, Eric Holder – faremo in modo che spieghi finalmente quale è stato il suo ruolo negli attacchi contro le nostre ambasciate in Tanzania e in Kenya”.

Ghailani, che si  è sempre proclamato innocente e si è scusato con le vittime, era accusato di avere acquistato esplosivo, sapendo che sarebbe stato usato per i due attentati. In effetti l’imputato ha riconosciuto di avere fornito il materiale ai terroristi, ma sostiene che ignorava le loro intenzioni, pur avendo ammesso incontri con leader di Al Qaeda come Osama Bin Laden e Khalid Shaikh Mohammed.

I giudici gli hanno creduto e hanno fatto cadere 285 dei 286 capi d’accusa a suo carico. Lo hanno riconosciuto colpevole soltanto di avere cospirato per distruggere beni di proprietà  degli Stati Uniti. Per questo unico reato, rischia comunque da un minimo di 20 anni di carcere all’ergastolo.


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