Scontri e proteste a Seul contro il G20

I poliziotti sono destinati a diventare 50 mila quando arriveranno i capi di stato e di governo dei paesi che contano: ci saranno Obama, Merkel, Sarkozy, Berlusconi ma anche i leader delle nazioni emergenti, le uniche che oggi trainano l’economia scossa dalla crisi e dunque la sua «ripresa», definita dallo stesso G20 «fragile» e «disuguale». A loro è stato appena concesso di entrare nella stanza dei bottoni del Fmi, per la prima volta in 65 anni. La Cina sarà  il terzo azionista, dopo Usa e Giappone, scavalcando Germania, Francia e Gran Bretagna; India, Brasile e Russia figurano nella top ten. Sono le nuove «locomotive»: il G20 finanziario di Gyeongju, un mese fa, ha stabilito che non si poteva non coinvolgerle nelle scelte decisionali. Specie se spronate ad assumersi responsabilità  e impegni, non ultimi quelli per frenare la guerra delle monete tra Usa e Cina. «Andrò a battermi» annuncia il brasiliano Lula, atteso con la neo-eletta Dilma Rousseff, che non ha gradito la nuova mossa della Fed. Come la Ue, del resto: in una lettera ai colleghi, il presidente Barroso auspica da Seul «cooperazione» e «un’azione collettiva» per la ripresa.
La rivoluzione del Fmi è solo uno dei punti dell’agenda, ma nevralgico visto che i ministri del G20 hanno già  detto che proprio il Fondo dovrà  creare speciali «indicatori» per far suonare l’allarme quando gli squilibri globali si allargano, con rischi per i cambi e per la ripresa. Questi indicatori sono il frutto di un delicato compresso tra gli Usa, decisi a porre un tetto ai surplus commerciali e i no di Cina, Germania, Giappone e Brasile. Ora serve l’avallo dei big su questo punto come sull’impegno a «evitare svalutazioni competitive» e «a lasciare al mercato la determinazione dei tassi di cambio». Ci sarà  anche l’ok alle nuove regole della finanza scritte dal Fsb del governatore Mario Draghi, riviste ancora ieri a Basilea. Ovvero: più forti requisiti patrimoniali delle banche e più vigilanza; paletti alle agenzie di rating e agli istituti «sistemici», troppo grandi per fallire. 
Nell’attesa, Seul si blinda. Da giorni la polizia ispeziona tutta la posta e i pacchi in consegna al Coex, il centro congressi che ospiterà  il G20. Sono previste manifestazioni di protesta a ritmo quotidiano.


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