Strage Georgofili, lo Stato non sarà  parte civile

I parenti delle vittime: vergogna. L’Avvocatura: Palazzo Chigi non ce lo ha chiesto.  Nell’attentato della notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 persero la vita cinque persone. Scaduto il termine per la costituzione in giudizio nel processo al boss mafioso Tagliavia

 

FRANCA SELVATICI - la Repubblica Sergio Segio • 24/11/2010 • Carcere & Giustizia • 200 Viste

FIRENZE – Il Comune di Firenze e la Regione Toscana sono stati gli unici enti pubblici a costituirsi parte civile, ieri mattina a Firenze, contro il boss mafioso Francesco Tagliavia, accusato di aver partecipato alla organizzazione delle stragi che nel ‘93 insanguinarono Roma, Firenze e Milano, e per la quale già  altri quindici mafiosi, fra cui Salvatore Riina, sono stati condannati all’ergastolo. Con Comune e Regione si sono costituite 28 persone – feriti, familiari delle vittime, danneggiati – ma nessun altro degli enti elencati dal giudice Michele Barillaro nel decreto del 14 giugno: né la presidenza del consiglio, né i ministeri dell’Interno e dei Beni culturali, né i Comuni di Roma e Milano, né le Regioni Lazio e Lombardia. Il giudice, come previsto dalla legge, aveva notificato il decreto «per pubblici annunci», pubblicandolo in Gazzetta Ufficiale, sui siti del tribunale di Firenze e del ministero della Giustizia, sul Corriere della Sera. A quanto pare, nessuno se ne è accorto. Alla Avvocatura distrettuale di Firenze, mai mancata nei precedenti processi per le stragi, non ne sapevano niente.
Il presidente della Toscana Enrico Rossi è senza parole: «La mancata costituzione dello Stato è un’offesa alle vittime Toscana. Alla Avvocatura dicono: non ne siamo venuti a conoscenza. Non posso crederci…». Ancora più sorprendente il fatto che nessuno se ne sia accorto alla presidenza del Consiglio e nei ministeri. E ormai – salvo che l’Avvocatura non eccepisca la nullità  della notifica per pubblici annunci (peraltro prevista dalla legge) – il tempo è scaduto: l’udienza utile per le costituzioni di parte civile era solo quella di ieri.
La mancata costituzione dello Stato è un fatto «vergognoso e in contrasto con l’azione di lotta alle mafie portata avanti dal Governo» per Carolina Lussana della Lega, ed è «una scelta ingiustificabile» per Carlo Vizzini del Pdl. «Lo Stato non può essere assente, sarebbe uno schiaffo alle vittime e a tutti i cittadini che hanno diritto alla verità », dichiara Walter Veltroni. Nel Pd insorgono anche Giuseppe Lumia («è l’ennesima vergogna italiana»), Emanuele Fiano e Laura Garavini. Michele Ventura già  ieri ha sollevato la questione in aula, chiedendo spiegazioni sia al Governo che ai sindaci di Roma e Milano Alemanno e Moratti. Luigi De Magistris (Idv) parla di «ferita democratica». L’assenza dello Stato «non stupisce ma inquieta» Antonio Di Pietro: «È grave che il Governo, invece di aiutare la ricerca della verità , continui ad essere latitante su certe scottanti realtà ».
La verità  sulle stragi e sulle complicità  esterne a Cosa Nostra è materia bollente, che sia il difensore di Tagliavia (e di Riina), avvocato Luca Cianferoni, sia le parti civili vorrebbero affrontare nel processo. Cianferoni ha chiesto di sentire come testi, fra gli altri, gli ex presidenti Scalfaro e Ciampi, gli ex ministri Conso e Mancino, Massimo Ciancimino, Gioacchino Genchi. La procura si oppone: questo è un processo a un boss mafioso, non agli eventuali concorrenti esterni. La corte d’assise renderà  note le sue decisioni il 14 dicembre.

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