Svizzera, la guerra dei manifesti per il referendum sugli stranieri

GINEVRA – Dopo le pecore nere arrivarono ratti minacciosi, e infine apparve un feroce despota africano pronto a valicare le Alpi con le sue truppe cammellate. Quando le idee politiche si trasformano in fantasmi e strani animali non è mai un buon segno. Sulle rive del lago Lemano, tra scintillanti alberghi e boutique di sobria eleganza, è ricominciata la guerra dei manifesti, con toni e accuse vicini al delirio. È passato un anno dal voto contro la costruzione dei minareti, e gli svizzeri sono nuovamente chiamati a esprimersi sui temi legati all’immigrazione. La domanda posta dall’Udc, il partito di destra, ormai egemone, è diretta: «Siete favorevoli all’espulsione degli stranieri criminali?». L’obiettivo della consultazione è mandar via tutti i cittadini non svizzeri condannati per reati gravi che includono anche la truffa alle mutue pubbliche. Se domenica la proposta verrà  approvata, come prevedono i sondaggi, la Svizzera sarà  il primo paese in Europa a inserire una “doppia pena” per gli stranieri.
Sandrine Salerno è figlia di genitori immigrati. Madre francese, padre italiano. Socialista, 39 anni, da qualche mese è il sindaco di Ginevra. In meno di due generazioni ha visto la placida Svizzera rivoltata come un guanto. «Il nostro patto di convivenza – dice – rischia di andare in frantumi». Il 24% dei residenti non ha passaporto elvetico, 40% a Ginevra. «Suggerire che tutti gli stranieri sono potenzialmente dei criminali è solo un modo di fomentare xenofobia e razzismo». Eppure funziona, pare. Qualche giorno fa, Salerno è stata costretta a bloccare l’ennesima affissione abusiva. Una gigantografia di Muhammar Gheddafi. Slogan: «Vuole distruggere la Svizzera». La Libia ha protestato, si è sfiorata un’altra crisi diplomatica.
Ma la rimozione di qualche manifesto equivale al tentativo di contenere in un bicchiere la marea montante. I muri svizzeri sono diventati il campo di battaglia sul quale consumare l’ennesimo scontro di civiltà . Un cartellone nel quale si vede un uomo dal volto coperto: «Ivan S, stupratore e presto svizzero?». Ancora. Quattro giovani donne nude in un lago azzurro, e poi altre, coperte da un velo, immerse in acque torbide. «La Svizzera com’era, e come potrebbe diventare». Nel Canton Ticino i lavoratori transfrontalieri, tra i quali molti italiani, sono stati dipinti come topi pronti a mangiare il groviera locale. In codice si chiama “progetto pecore nere”. Il gregge che scaccia via il diverso, come un intruso pericoloso. È il manifesto che ha costruito il successo elettorale dell’Udc alle elezioni federali del 2007, riproposto ovunque in questi giorni. Come un feticcio porta fortuna.
Tutto è partito da lì. La novità , oggi, è la reazione opposta e contraria. L’immagine di un gregge che esalta la diversità , con pecore di tanti colori, e promosso dal partito dei lavoratori. Lo slogan ironico dei giovani socialisti “Fuori tutti gli uomini” per ricordare che i criminali sono, prima ancora che stranieri, sono soprattutto esseri umani. Un imprenditore di Losanna ha pagato di tasca propria cartelloni con la scritta “Siamo tutti criminali stranieri!”. Il politologo Oscar Mazzoleni, autore di un libro sulla storia dell’Udc, spiega che la destra svizzera è stata sempre un laboratorio di temi e idee, anticipando tendenze poi diffuse in tutta Europa. In passato, ci sono stati molti altri referendum sui temi dell’immigrazione, per lo più ignorati. «Ma con la globalizzazione e le nuove forme di competizione – aggiunge Mazzoleni – è entrato in crisi il modello economico basato sulla redistribuzione della ricchezza sui ceti popolari».
«Vogliamo solo ristabilire lo Stato di diritto e mettere un freno alla criminalità  importata» dice Oskar Freysinger, esponente dell’Udc, promotore del referendum sui minareti. Razzista? Per carità , avete capito male. «Noi vogliamo ridurre la xenofobia facendo una chiara distinzione tra gli stranieri che delinquono e quelli che rispettano la legge». All’orizzonte vede nuove consultazioni. In effetti l’Udc ha spedito a milioni di svizzeri un questionario: «Quale politica estera volete?». «Non escludiamo di proporre una consultazione sull’adesione a Schengen», ammicca Freysinger. Tra un anno ci saranno le elezioni federali. I creativi sono già  al lavoro per nuovi manifesti.


Related Articles

L’Ue marcia a bassa quota

Migranti. A Bruxelles accordo al ribasso sulle quote di rifugiati da ricollocare tra gli Stati. Alfano si dice soddisfatto, ma è l’unico

Volontari senza frontiere. Nella chiesetta di Claviere occupata dai migranti

Vi trova rifugio che cerca di attraversare la frontiera per raggiungere la Francia

Per Ahed Tamimi il giudice militare israeliano vuole il processo a porte chiuse

Territori palestinesi occupati. Il giudice militare Menachem Lieberman ha giustificato la decisione con la necessità di proteggere la minore palestinese, sotto processo per aver schiaffeggiato due soldati

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment