Usa, attacco sotto l’albero di Natale ma l’Fbi beffa l’aspirante terrorista

NEW YORK – «Qui siamo a Portland e nessuno in America pensa che possa accadere qualcosa proprio qui. Questo è l’Oregon e lo sapete anche voi: nessuno pensa mai all’Oregon…». Nessuno tranne lui, Mohamed Osman Mohamud, 19 anni, il somalo naturalizzato americano che voleva ridurre a Ground Zero anche il centro di Portland, la grande piazza dove venerdì sera la gente come ogni anno si era radunata per celebrare l’accensione delle luci del mega-albero di Natale. «Sarà  un grande spettacolo» se la rideva. La strage di Natale è stata sventata dall’Fbi che è riuscita a scoprire il piano del terrorista ragazzino e mettergli alle calcagna dei falsi islamisti. Così quando l’altra sera il somalo ha cercato di far esplodere con il suo cellulare l’autobomba, cioè il camioncino che aveva parcheggiato a due passi da Pioneer Courthouse Square, invece del boato terribile ha sentito la voce dei suoi finti complici che gli chiedevano di uscire dalla macchina e riprovare. Mohamed è sceso dall’auto e ci ha riprovato: per farsi beccare in flagrante dagli agenti che lo hanno arrestato. «Allah Akbar», ha gridato, scalciando come un bambino: lui, che aveva appunto 9 anni quando gli aeroplani dirottati da Bin Laden svegliarono l’America nel terrore.
Dieci anni dopo l’America trova conferma del sospetto più agghiacciante: il pericolo stavolta non arriva dall’esterno ma dagli americani che vogliono uccidere altri americani. Dopo il tentativo fallito dell’afgano naturalizzato americano Najbullah Zazi di far esplodere il metrò di New York, settembre 2009. Dopo il tentativo fallito del pachistano naturalizzato americano Faisal Shazad di far esplodere un’autobomba a Times Square, maggio scorso. Proprio come Najbullah e Faisal, anche Mohamed aveva ricevuto istruzioni da Al Qaeda nel nord del Pakistan. Era stata una mail intercettata verso quelle montagne a far scattare gli investigatori. «Voglio fare una strage più grande possibile, voglio colpirli nel loro momento di festa». A questo punto gli agenti hanno assecondato il piano. Il somalo ha spedito l’esplosivo ai suoi falsi complici perché l’assemblassero. E quelli hanno costruito la finta autobomba.
Orrore nell’orrore: molti di questi ragazzi somali assoldati da Al Qaeda erano ancora bambini quando sono arrivati con i genitori negli Usa per sfuggire alla guerra civile accesa dagli islamisti. E oggi invece sono i primi a cedere alla loro sirena assassina.


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