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Ieri avete avuto l’incontro dal prefetto, cosa vi ha detto?

La riunione era per verificare la possibilità  di fare un accordo più approfondito con i commissari straordinari di Vinyls. Le posizioni sono molto distanti e il prefetto ha preferito prendere tempo piuttosto che sprecare un’occasione di vertice sapendo che sarebbe potuta andare male. Non abbiamo fatto altro ieri mattina. I commissari straordinari avevano comunicato al prefetto che l’unica maniera per recuperare il denaro necessario per pagare la tredicesima e, soprattutto, lo stipendio di dicembre, era quello di vendere le materie prime rimaste ancora all’interno dello stabilimento. Noi gli abbiamo semplicemente spiegato che quelle materie prime servono per l’eventuale, per noi ancora sperato, riavvio degli impianti. Vendere anche quello sarebbe stato come vendere i gioielli di famiglia.

In un anno ci sono stati tre presidi. A che punto è la vertenza della Vinyls?

L’ultimo dei motivi per cui quei lavoratori sono saliti nuovamente sulla torcia è proprio questo: che dopo un anno di tentativi disperati per avere informazioni, notizie e tentare di capire cosa sta succedendo, noi siamo ancora totalmente allo scuro. Le cose che sappiamo sono sostanzialmente quelle che vengono scritte dai giornali. Questo è inaccettabile per delle organizzazioni sindacali che si sono rese sempre disponibili in ogni modo a individuare percorsi utili per questa vicenda.

Gli operai sostengono che rimarranno sulle strutture fino a che non avrete risultati concreti. Quali sono?

Sostanzialmente c’è una richiesta che è relativamente semplice da accogliere. Questa trattativa si sta svolgendo su tavoli diversi da quelli pubblici. È una normale transazione finanziaria che dev’essere fatta tra chi vende e chi compra: e su questo nessuno di noi vuol mettere bocca. Una cosa è certa, a luglio di quest’anno, nell’ultimo incontro fatto in sede ministeriale, al ministero dello Sviluppo a Roma, c’era stato detto che al più presto sarebbero state riconvocate le parti, o quantomeno in ogni occasione utile per fornire informazioni sullo stato di avanzamento delle trattative. Da allora non sappiamo più nulla se non che è arrivato questo fondo svizzero chiamato Gita intenzionato a fare questo tipo di operazione, ma dalle cose che emergono dai giornali non si riesce a capire chi sta operando perché questa operazione si chiuda positivamente e chi sta facendo il contrario. Questi lavoratori vogliono sapere se riceveranno lo stipendio di dicembre e la tredicesima, ma fondamentalmente vogliono la convocazione di un tavolo ministeriale, la presenza autorevole del ministro dello Sviluppo, e di qualcuno che sappia dire esattamente, e senza trasversalismi, cosa sta succedendo. Un lavoratore che sta sulla torcia ieri sera mi diceva: “voglio sapere se sono vivo o morto. Ma voglio anche sapere se la risposta è negativa. Se sono morto voglio saperlo”. Da un anno e mezzo a questa parte non si sa nulla perché ogni volta che ci si avvicina alla linea del traguardo, c’è qualcuno che la sposta più in la.

Il 15 gennaio scadono i termini per l’offerta di Gita. Cosa accadrà ?

Oggi, sulla stessa pagina di un giornale locale, c’erano due articoli impaginati uno a fianco all’altro. C’era la posizione di Eni che sosteneva che è tutto a posto, che considera Gita un interlocutore serio, che c’è la copertura finanziaria e che non esistono problemi. L’altro articolo riporta la posizione di Gita che, invece, ha ribadito che le distanze e i problemi rimangono e che la trattativa si sta complicando. Chi dei due sta facendo tattica, o chi dei due sta dicendo la verità , è la domanda da trecento milioni. L’unica cosa che sappiamo è che se scade la possibilità  di cedere gli impianti a Gita, considerando che questo è l’unico interlocutore che è disposto a rilevare tutti gli stabilimenti, l’unica prospettiva è quella del fallimento.

Crede che i lavoratori rimarranno sulla torre anche durante le feste natalizie?

L’aspetto umano è quello più importante in questa vicenda. Quei lavoratori sono estremamente determinati: pensi che alcuni sono rimasti in cima alla fiaccola questa notte a meno quattro gradi. La prossima notte saranno sostituiti da altri lavoratori che si sono organizzati in modo da garantire sempre una presenza su in alto, fino a che non arriveranno buone notizie.


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