Burocrazia da 10 miliardi ecco la super-zavorra che soffoca il federalismo

ROMA – Partitocrazia e burocrazia rischiano di uccidere il federalismo nella culla. Una palla al piede che costa 9,8 miliardi, che consente alle Regioni italiane di pagare gli stipendi del personale, di mandare avanti l’intera macchina amministrativa, di mantenere 1.123 consiglieri, 246 assessori e di retribuire un notevole numero di componenti delle commissioni consiliari. L’allarme giunge dai dati, appena pubblicati, della Copaff, la commissione composta da Tesoro, enti locali e uffici statistici cui è affidato il monitoraggio del federalismo fiscale. La classifica che le cifre del 2009 consentono di elaborare dice che l’Italia della politica regionale procede a più velocità  e, in alcuni casi, nel caos. La considerazione che si raccoglie in sede tecnica e politica è unanime: quando si chiederà  ai cittadini di adeguarsi ai «costi standard» della sanità  non si potrà  evitare di ridurre i «costi standard» di politica e burocrazia.
Per la voce «ordinamento degli uffici, amministrazione generale e organi costituzionali» chi fa la figura migliore sono le Regioni che si avviano a diventare «modello» o «benchmark». La Lombardia che ogni anno impegna 61 euro per ogni cittadino per mantenere la propria classe politica (17 assessori e 80 consiglieri) e le proprie strutture amministrative. Segue la Liguria che con una cifra poco più alta, circa 78 euro procapite, «mantiene» 40 consiglieri e 13 assessori. C’è poi il Veneto che con i suoi 60 consiglieri regionali e 13 assessori presenta alla fine dell’anno un ticket-politica di 86 euro per ciascun cittadino.
Ma è nei posti alti della classifica delle Regioni dove si spende di più per mantenere classe politica e burocrazia che arrivano i casi più clamorosi, ripartiti equamente tra estremo Nord, Centro e Sud. La Val d’Aosta, che come Regione autonoma ha alcune costose funzioni in più rispetto alla media, spende ben 1938,1 euro procapite, che in termini assoluti si traducono 246,2 milioni all’anno: una cifra cui si arriva sommando le spese per la macchina amministrativa alle retribuzioni e ai costi sostenuti per mantenere 36 consiglieri, 9 assessori e 6 commissioni consiliari. Al secondo posto della black list, e senza alibi, il Molise che arriva a chiedere ad ogni cittadino un contributo virtuale di 333,3 euro per 9 assessori e 30 consiglieri Regionali. Ma il vero mastodonte di politica e burocrazia è la Sicilia: qui il conto alla fine dell’anno sale a 1 miliardo e 445 milioni, 288,9 euro a cittadino, per una assemblea regionale composta di 90 membri (la più numerosa in Italia) 13 assessori e ben 13 commissioni consiliari.
Preceduto da Sardegna e Friuli Venezia Giulia, arriva il Lazio dove le spese in termini assoluti sono assai rilevanti: la macchina politico amministrativa costa ogni anno 1 miliardo e 399 milioni, ovvero 248,8 euro pro-capite. Nella Regione che ospita la Capitale d’Italia ci sono ben 73 consiglieri, 15 assessori e 16 commissioni consiliari (i cui presidenti – come nota uno studio della Uil dedicato ai costi della politica – hanno diritto a segreteria, auto blu e indennità  maggiorata). Nel Lazio c’è inoltre un’altra particolarità : il numero dei consiglieri dovrebbe essere stabilito dallo statuto, ma è possibile una deroga in base ai risultati elettorali, così si è saliti da 70 a 73 consiglieri.
Se si volge lo sguardo al solo costo del personale la situazione è ancora più sperequata: la Sicilia, ad esempio, spende ogni anno 1,7 miliardi, una cifra che quasi raggiunge i 2,3 miliardi che spendono le 15 regioni a statuto ordinario messe insieme. «E’ indicatore di una logica della spesa pubblica che è utilizzata per creare occupazione piuttosto che per aumentare la produttività  e i servizi», commenta Luca Antonini, presidente della Copaff che sta rivedendo e omogeneizzando i dati dei bilanci regionali. Un altro ostacolo sulla strada del federalismo.


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