Catania, bufera sugli appalti della sanità

PALERMO – La Regione siciliana si avvia a revocare per «evidenti profili di illegittimità » l’appalto assegnato al marito di Anna Finocchiaro. E la Procura di Catania apre un’indagine sulla procedura amministrativa che ha portato, senza gara, a quell’affidamento. Un fine anno amaro, per la famiglia della capogruppo del Pd al Senato: il caso-Giarre esplode e scuote non solo i palazzi della politica. L’assessore regionale alla Salute, l’ex magistrato Massimo Russo, annuncia che lunedì chiederà  al manager dell’azienda sanitaria di Catania di annullare la convenzione del 30 luglio con la quale è stato dato incarico alla Solsamb, la società  di Melchiorre Fidelbo (il marito della Finocchiaro), di realizzare l’informatizzazione dell’ospedale del centro alle pendici dell’Etna.
Un atto quasi obbligato, quello di Russo, visto che due ispettori dell’assessorato hanno messo su carta che quell’appalto, di rilevanza comunitaria, non poteva essere assegnato in mancanza di un regolare bando di gara. Non solo: i tecnici hanno ravvisato anche sospetti sulla congruità  della cifra concordata: 350 mila euro solo come prima tranche.
Nelle stesse ore in cui la relazione approdava all’Assemblea regionale, gli uomini della Guardia di Finanza facevano ingresso nella sede dell’assessorato per acquisire i documenti relativi alla controversa vicenda. In mano, un ordine di esibizione firmato dai pm catanesi. L’assessore Russo respinge le «strumentalizzazioni politiche» e i sospetti che sin dal primo momento hanno accompagnato questa storia: il taglio del nastro del nuovo presidio ospedaliero di Giarre – presenti la Finocchiaro e il marito, lo stesso Russo e l’ex ministro Turco – è avvenuto a fine settembre, nei giorni in cui decollava la nuova giunta regionale figlia di un accordo fra Lombardo e il partito democratico. La foto di quella cerimonia, adesso, circola sul web e nelle segreterie politiche come prova del presunto inciucio fra il governatore e colei che lo sfidò alle Regionali del 2008. Anche se nessuno, neanche tra i banchi dell’opposizione all’Ars, si è mai scagliato ufficialmente contro la Finocchiaro. «C’è stato un errore amministrativo, il resto sono chiacchiere», ancora Russo.
Fidelbo contesta il risultato dell’ispezione della Regione e lascia intendere di essere pronto a rivolgersi al Tar contro l’annunciata revoca dell’appalto: «Questa vicenda sta creando un grave danno di immagine alla mia azienda, alla quale – scrive l’imprenditore – è del tutto estranea la senatrice Anna Finocchiaro». Fra polemiche e minacce di querele, potrebbe intanto cadere la testa di qualche burocrate. Il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, ora dice: «Chi ha sbagliato deve pagare». E il riferimento è a Giuseppe Calaciura, il manager dell’Azienda sanitaria di Catania che ha dato via libera al finanziamento per la società  di Fidelbo e che nel suo curriculum vanta, tra l’altro, l’incarico di segretario dell’Mpa – il partito di Lombardo – nel piccolo comune di Biancavilla.
 


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