Disoccupati Usa al 9,8%, Obama: inaccettabile

NEW YORK – E’ una pesante battuta d’arresto per la ripresa, uno choc rispetto alle previsioni. Il dato sulla creazione di nuovi impieghi negli Stati Uniti a novembre ha smentito tutte le attese. «Numeri inaccettabili», ha commentato la Casa Bianca. Ci si aspettavano 150.000 nuove assunzioni (al netto dei licenziamenti). Invece la creazione di posti aggiuntivi si è fermata a 39.000. Un numero del tutto insufficiente ad assorbire le nuove leve che si presentano sul mercato del lavoro. Risultato: il tasso di disoccupazione risale di colpo, passa dal 9,6 per cento al 9,8 per cento della forza lavoro. Lungi dal riassorbire gradualmente i 15 milioni di disoccupati (dei quali 6,3 milioni sono senza lavoro da più di sei mesi), l’America torna ad avvicinarsi alla soglia del 10 per cento di disoccupazione ufficiale. Quella reale è ancora più elevata: se si tiene conto di tutti coloro che sono costretti a lavorare part-time perché non trovano un posto a tempo pieno, il tasso è stimato al 15 per cento. Anche il tipo di assunzioni prevalenti nel mese di novembre è deludente: su 50.000 posti aggiunti dal settore privato la maggior parte sono contratti a termine. Sconcertante è il fatto che nel settore della distribuzione ci siano stati più licenziamenti che assunzioni (il saldo netto è negativo per 28.000 unità ), malgrado che nello stesso mese di novembre i consumi siano aumentati del 6 per cento. L’incrocio di questi due dati contraddittori conferma la natura della “jobless recovery”: anche il recupero delle spese di consumo nel periodo pre-natalizio viene assorbito dalle imprese aumentando la produttività  della manodopera già  occupata, anziché con nuove assunzioni. La polemica politica è destinata a infiammarsi di nuovo,di fronte a questi dati, con le consuete divisioni. I repubblicani ne trarranno conferma che non è il momento di alzare le tasse su nessuno, neppure sugli straricchi (che loro identificano con gli imprenditori, quindi potenziali datori di lavoro), i democratici denuncerannol’ostruzionismo della destra che rischia di far scadere alla fine di questo mese le indennità  di disoccupazione per milioni di senza lavoro. Ma i nuovi equilibri politici – con la Camera in mano a una maggioranza repubblicana – costringono Obama a scegliere la strada del compromesso: ci sarà  probabilmente entro la fine dell’anno la proroga degli sgravi fiscali varati da George Bush (includendo nel beneficio i contribuenti più ricchi), e il bilancio federale sarà  sottoposto a una cura dimagrante come vuole la destra. A sostegno della crescita non resta che la politica monetaria. Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha ribadito che “questo livello di disoccupazione ha gravi conseguenze economiche e sociali”. La Fed continuerà  nel suo piano di acquisti di titoli pubblici (per 600 miliardi di dollari in otto mesi): tanto criticato dalla Germania per i suoi effetti di deprezzamento del dollaro, quella politica è stata copiata alla fine anche dalla Banca centrale europea.
Sul modello americano, il mix tra una politica di bilancio restrittiva e una politica monetaria espansiva è stato adottato ieri anche dalla Spagna, nello stesso giorno nel quale Standard & Poor annunciava che il Portogallo sta viaggiando verso una nuova recessione (arriverebbe nel 2011). Quella che viene considerata “la prossima della lista” tra le nazioni dell’eurozona a rischio di essere sfiduciate dai mercati, ieri ha annunciato la sua cura di austerità . Aumento della tassa sulle sigarette, taglio del 35 per cento ai sussidi fiscali sull’energia eolica, privatizzazioni, accelerazione dell’innalzamento dell’età  pensionistica da 65 a 67 anni: sono questi i tratti salienti della manovra di rigore annunciati ieri dal governo di José Luis Zapatero.


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