Fiat, Bersani chiede nuove regole “Ok all’accordo senza escludere Fiom”

TORINO – Infuria la polemica tra i partiti della sinistra e sale il titolo Fiat nell’ultimo giorno borsistico prima dello spin off. Manovre di posizionamento in vista di un inizio di gennaio che si presenta molto incerto e decisivo: con il referendum a Mirafiori sull’accordo separato e le scelte della Borsa sulla divisione tra Fiat auto e Fiat Industrial, lo spezzatino che Piazza Affari attendeva da anni e che da lunedì diventerà  realtà . Ieri le azioni del Lingotto hanno chiuso a 15,43 euro, poco sotto la soglia dei 16 euro che secondo gli analisti dovrebbe valere la somma dei due nuovi titoli dal 3 gennaio. Quel giorno alla Borsa ci sarà  anche Sergio Marchionne ad inaugurare la seduta che segna l’inizio della nuova Fiat.
Sul versante politico la polemica sugli accordi separati per Pomigliano e Mirafiori divide i partiti della sinistra. Pierluigi Bersani prova a sintetizzare le molte anime del suo partito: «Si all’accordo su Mirafiori ma no alla discriminazione di quei sindacati, come la Fiom, che dissentono». Si chiedono in sostanza quelle nuove norme sulla rappresentanza nelle fabbriche che consentano anche a chi non condivide un accordo di avere delegati tra le linee. Una posizione che si ritrova nel documento firmato da un gruppo di deputati e senatori del Pd (tra gli altri Ichino, Chiamparino, Ignazio Marino, Cabras, Ceccanti) che ripropone un disegno di legge presentato nel 2009 per riformare le regole di rappresentanza sui luoghi di lavoro. Il principio dovrebbe essere quello di garantire a tutti la possibilità  di avere delegati in fabbrica ma di costringere chi si ritrova in minoranza nei referendum ad accettare la posizione della maggioranza. Sul merito dell’accordo per Mirafiori si schiera il sindaco di Torino: «Sono per dire due sì – dice Chiamparino – il primo a un accordo che garantisce un investimento importante per la città  e il secondo per una nuova normativa sulle rappresentanze in fabbrica che tuteli anche il diritto di sciopero».
In vista del referendum in fabbrica sull’accordo di Mirafiori è già  iniziata la campagna elettorale nei sindacati e nei partiti. Fuori dal Pd la Sel di Vendola si schiera apertamente con la Fiom mentre si divide l’Idv: con Di Pietro che definisce «inconstituzionale» l’esclusione della Fiom e il suo capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, che invita «a non seguire la Fiom sulla strada sbagliata». Divisioni anche nella Cgil con la segreteria campana (già  favorevole al primo accordo di Pomigliano, quello di giugno) che propone alla Fiom di apporre una «firma tecnica» all’accordo per non essere esclusa dalla fabbrica. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, sottolinea invece che «con i due accordi di Pomigliano e Mirafiori siamo riusciti a salvare 20 mila posti di lavoro tra dipendenti diretti e dipendenti dell’indotto». Infine il Lingotto, per bocca del responsabile delle relazioni istituzionali, Ernesto Auci, accusa la Fiom di «cercare l’ennesima medaglia nella lotta epica che i suoi segretari conducono da tempo contro la Fiat».


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