GRECIA. Camionista italiano schiaccia migrante con il tir e si imbarca

L’incidente è avvenuto attorno alle 4:30 del pomeriggio sulla strada statale che da Corinto porta a Patrasso. Qui ogni giorno decine di migranti attendono di catapultarsi sul retro dei tir incolonnati per l’imbarco, cercando un nascondiglio nelle intercapedini tra i semiassi e l’asfalto. Anche Sardar vuole andarsene. Ha individuato il tir giusto su cui salire, assieme ad altri connazionali. Alle sue spalle, però, sta sopraggiungendo il mezzo guidato dal camionista italiano, che dopo aver superato un semaforo, gli finisce addosso, schiacciandolo contro l’altro tir. L’uomo dichiara di essersi distratto, cercando nel cruscotto le bolle d’accompagnamento da presentare alla dogana. Alcuni migranti presenti sul posto avrebbero, invece, testimoniato che quel tir accelerava intenzionalmente.
Gli agenti della Polizia stradale, giunti sul luogo dell’incidente, in un primo momento arrestano il conducente italiano. Ma devono giudicare di lieve entità  le ferite riportate da Sardar. Tanto che l’uomo viene rilasciato dopo poco più di un’ora, per ordine orale del procuratore di Patrasso. Essendo ormai salpato alle ore 17 il traghetto della Anek Lines per Ancona, il camionista decide di mettersi in marcia via terra verso il porto di Igoumenitsa, dove quella stessa nave avrebbe fatto scalo sette ore dopo.
Nel frattempo, però, Sardar viene trasportato nel centro ospedaliero di Rion, dove le sue condizioni appaiono subito critiche ai sanitari. Bacino fratturato, abbondanti emorragie agli arti inferiori e lacerazioni traumatiche multiple al cranio e all’addome. «Sembrava come se gli fosse esplosa una bomba nello stomaco» il commento dei medici. Dopo cinque ore in sala operatoria, Sardar getta la spugna, alle 21,20. In quel momento il camionista italiano doveva ancora imbarcarsi da Igoumenitsa. Gli avvocati del locale Movimento di Advocay per i migranti, allora, formalizzano al pubblico ministero la richiesta di un ordine d’arresto per l’autore dell’incidente. Provvedimento che non è mai stato emesso dalle autorità  giudiziarie.
Non è la prima volta che accadono incidenti del genere nel porto di Patrasso. Anche il 2 marzo del 2009 a rimanere schiacciato tra due tir era stato un giovane afghano, di nome Hassan. Ma era riuscito a sopravvivere. «Questa volta, invece, un rifugiato è morto e nessuno se ne assumerà  la responsabilità  – denuncia Marianì Papanikolaou, dell’associazione Kinisi che difende i diritti umani dei migranti a Patrasso e che lunedì scorso ha organizzato una manifestazione di protesta -. Le autorità  competenti stanno facendo di tutto per insabbiare questa storia». Sardar aveva tre figli. Le ultime parole le ha sussurrate dopo il tragico impatto ad alcuni suoi compagni: «Riportatemi in Afghanistan, dalla mia famiglia – avrebbe detto – anche da morto».


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