Haiti, Msf denuncia il caos aiuti. “Migliaia di morti inutili per il colera”

Le 2500 persone uccise dal colera ad Haiti sono “morti inutili”: la malattia è di norma “facilmente curabile e gestibile” e solo un’organizzazione sballata ha causato un numero di vittime sproporzionato. È durissimo l’attacco di Unni Karunakara, presidente di Medici senza Frontiere, alla “risposta inadeguata” della comunità  internazionale dopo l’esplosione dell’epidemia.

Eppure le condizioni per un intervento efficace e corretto c’erano tutte: il Paese è piccolo e accessibile, la mobilitazione è stata massiccia, al punto che sul campo erano presenti addirittura dodicimila organizzazioni non governative. Ma qualcosa è andato storto nei mesi dopo il terremoto, perché “poco è stato fatto per migliorare le condizioni igieniche, consentendo al colera di diffondersi a ritmo vertiginoso”.

Il presidente di Msf racconta di aver scoperto che a dieci giorni dall’arrivo del colera, gli abitanti della baraccopoli Cité Soleil non avevano acqua clorata, nonostante il compito di procurarla fosse stato affidato dall’Onu ad alcune Ong. A distribuire acqua clorata hanno dovuto pensare i sanitari di Msf, già  sovraccarichi di impegni dopo aver assistito 75 mila persone infettate dal vibrione. “A oggi – scrive Karunakara – c’è un solo sito operativo per la gestione dei rifiuti, in una città  di 3,5 milioni di abitanti”.

I toni del presidente sono molto vicini all’indignazione: se è vero che prima del terremoto l’accesso all’acquaera privilegio di una minoranza (meno del 12 per cento, secondo l’americano Center for Disease Control), la gestione dell’epidemia doveva comunque essere possibile. “Eppure ad Haiti si sono registrate vaste lacune nel dispiegamento di misure già  sperimentate e consolidate”, scrive Karunakara. 

Per non parlare del sospetto, diffuso nell’isola, che a portare il contagio sia stato qualche straniero. Msf si limita a indicare fra le ipotesi prese in considerazione dagli haitiani “la contaminazione del fiume Artibonite da parte delle forze di pace Onu, il cambiamento climatico, la stregoneria voodoo”, ma discute la strategia dell’Organizzazione panamericana per la sanità , “sorella” dell’OMS, che non ha contribuito a far chiarezza nella distribuzione degli aiuti, privilegiando Port-au-Prince e lasciando senza assistenza i piccoli centri e le cliniche locali.

In più, le regole sulla gestione dei fondi sono così rigide che non hanno facilitato l’utilizzo degli aiuti, stanziati per l’emergenza terremoto e dunque vincolati a programmi di lungo termine, ma indispensabili per fermare il colera. In questi giorni, segnala Msf, l’epidemia si è stabilizzata nella regione di Artibonite ma continua a diffondersi nel nord e nel sud di Haiti. È vero che i tassi di mortalità  rimangono sotto il 2 per cento, ma questo resta un bilancio disastroso, se si valuta che l’epidemia poteva essere fermata subito. Ma il sistema degli aiuti non ha funzionato: non ha funzionato soprattutto, sostiene Karunakara, la distribuzione centralizzata degli incarichi con il metodo dei “cluster”. “I bisogni della popolazione”, è il giudizio finale del presidente di Msf, “restano scoperti”, perché “la comunità  delle organizzazioni di aiuto non è riuscita a evitare morti inutili”.


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