Il gip: Lombardi fece pressioni per i lodi Alfano e Mondadori

ROMA – Va ai domiciliari Pasquale Lombardi, il tutto fare, ex giudice tributarista, della P3. Non viene scarcerato, come richiesto dai suoi legali, ma può tornare a casa. Può farlo perché, nonostante le esigenze cautelari, siano ancora «allarmanti», secondo il gip Giovanni De Donato, l’ex geometra dimostra la «parziale e rilevante volontà  di allentare, e forse iniziare ad interrompere, i rapporti delittuosi con i sodali della societas sceleris». Una loggia, quella della P3, in cui il giudice infila, a vario titolo, parecchie persone che, insieme a “Pasqualino”, avrebbero avuto un «ruolo illecito». Gente che figura tra gli indagati (Marcello Dell’Utri, Denis Verdini, Giacomo Caliendo, Arcangelo Martino, Flavio Carboni e Vincenzo Carbone), ma anche chi non è mai stato iscritto. È il caso dell’ex avvocato generale dello Stato, Oscar Fiumara, del procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato, di Arcibaldo Miller, capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni e dell’ex procuratore generale della Cassazione, Antonio Martone, tutti citati nell’ordinanza. Soggetti a vario titolo coinvolti, secondo il gip, nelle attività  della P3. Posizioni, su cui, il giudice sembra non avere dubbi. Così come non li ha avuti Lombardi quando, dal carcere di Opera, Milano, il 3 dicembre scorso, ha dato la sua versione dei fatti. «Elementi nuovi», spiega De Donato, che hanno indotto il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli a esprimere parere favorevole ai domiciliari. Ha parlato, Lombardi. Ha parlato del ricorso della Mondadori. Una vicenda che stava particolarmente a cuore a Dell’Utri. «L’argomento – si legge nel verbale – fu affrontato in due tre riunioni, la prima delle quali a metà  del mese di ottobre. All’incontro partecipammo io, Dell’Utri, Martino, Carboni, Verdini e, se non ricordo male, Caliendo. In quella occasione si discusse di avvicinare l’avvocato generale dello Stato per ottenere il rinvio della causa. In particolare, fu Dell’Utri che mi prospettò tale esigenza; a suo dire tale richiesta proveniva dall’avvocato Ghedini». La cosa era importante, tanto che, continua l’ex giudice tributarista, «alcuni giorni dopo, ci siamo incontrati in piazza Barberini io, Martino, Carboni e Martone per avere da quest’ultimo un parere tecnico sull’argomento. Martone disse che, secondo lui, la causa poteva essere discussa davanti alla Cassazione, ma che, se l’intenzione era di rinviarla, allora era opportuno acquisire il parere favorevole dell’avvocato generale dello Stato…Ottenni l’appuntamento con Fiumara il giorno 22 ottobre alle ore 12. Gli dissi che gli avvocati della Mondadori mi avevano prospettato l’esigenza di ottenere un parere favorevole dell’Avvocatura per il rinvio della causa. Fiumara mi riferì di non essere contrario a esprimere parere favorevole. Mi sembra di ricordare che qualcuno, forse Carboni, mi disse che anche Ghedini, dopo di me, si era recato dall’avvocato Fiumara». Dal contenzioso fiscale della casa editrice del premier al Lodo Alfano. C’è sempre il senatore di mezzo. «Dell’Utri – dice ancora Lombardi – si rivolse a me prospettandomi l’esigenza di avvicinare alcuni giudici della Corte Costituzionale. Io tentai, ma i miei sforzi diedero esito negativo. Anche Martone aveva assunto tale impegno, ma non riuscì. Pressato dalle sollecitazioni di Carboni e Martino, millantai di aver ottenuto l’informazione che il lodo Alfano avrebbe avuto un esito favorevole, addirittura riportando su un foglietto i numeri dei giudici favorevoli e di quelli contrari. Tale biglietto fu poi consegnato a Dell’Utri». In serata sia Martone che Caliendo hanno smentito qualsiasi intervento per lodo Alfano e per il contenzioso della Mondadori.


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