Khodorkovskij, lo schiaffo finale “In prigione per altri sei anni”

by Sergio Segio | 31 Dicembre 2010 5:56

MOSCA – «Sii maledetto, tu e tutta la tua progenie!». Questo, con rabbia mista a dolore, urla la madre di Mikhail Khodorkovskij al giudice che ha appena finito di formulare la sentenza contro suo figlio. Lui, l’ex patron della Yukos, condannato ieri pomeriggio ad altri sei anni di carcere, appare invece impassibile, come sempre ha fatto nelle aule di tribunale. Manda un bacio alla moglie, che ha i tratti tirati di chi ha già  versato troppe lacrime. Poi, rivolto verso i giornalisti, alza sorridente il braccio in segno di vittoria. La vittoria del martire.
Di fronte a quel gesto, alcuni cronisti russi che da anni seguono le sue peripezie giudiziarie, ossia da quando Khodorkovskij fu arrestato nel 2003, scoppiano a piangere. Pochi istanti prima di scomparire nel furgoncino che lo riporterà  in galera, l’ex magnate così commenta il verdetto: «È la dimostrazione di quanto sia inutile farsi proteggere dai funzionari del governo facendo affidamento sulla giustizia, ma non mi lascio scoraggiare».
Sono da poco passate le 16 quando nel piccolo tribunale moscovita di Khamovniceskij il giudice Viktor Danilkin finisce la lettura dell’interminabile sentenza del secondo processo contro Khodorkovskij e il suo socio Platon Lebedev: ottocento pagine la cui esposizione completa era prevista per oggi, forse per attutire l’attenzione sul caso, poiché da domani fino al 10 gennaio i giornali non saranno in edicola. Fuori, a differenza di lunedì scorso, quando il giudice aveva riconosciuto i due colpevoli di riciclaggio e appropriazione indebita di un’enorme quantità  di petrolio, non ci sono i sostenitori di colui che era diventato l’uomo più ricco di Russia, dell’abilissimo tycoon che in pochi anni aveva reso la Yukos il quarto gigante petrolifero del pianeta. Davanti all’ingresso dell’aula, intirizziti dal vento diaccio che spazza la stradina intasata di neve, c’è soltanto una cinquantina di reporter e di cameraman. Non sono previste manifestazioni di protesta ma, a scanso di equivoci, a pochi metri da lì sono parcheggiati tre grossi blindati zeppi di poliziotti anti-sommossa.
Prima di quantificare la condanna, quando dichiara che «potranno cambiare solo se isolati dalla società », il giudice fa capire che non ci sarà  clemenza per i due imputati. Ed ecco che arriva il verdetto: Khodorkovskij e Lebedev sono condannati ad altri 6 anni di carcere, oltre agli 8 già  comminati per truffa su vasta scala ed evasione fiscale nel primo processo (di cui 7 già  scontati), per un totale di 14 anni di carcere.
Dopo l’annuncio della pena, l’avvocato difensore Iuri Schmidt si lascia scappare una valutazione esasperata: «Non è un giudizio ma una procedura illegale, il cui epilogo riflette la volontà  del primo ministro Vladimir Putin, che il mio assistito aveva avuto in passato il coraggio di criticare». Una sentenza che «renderà  più complicato l’ingresso della Russia nel Wto», commenta un alto funzionario dell’amministrazione americana.
A metà  dicembre, intervistato dalla televisione, Putin aveva dichiarato che i crimini di Khodorkovskij erano stati «provati dalla giustizia e che un ladro deve restare in prigione». La difesa aveva allora denunciato «un’ingerenza diretta» nel processo. «Non ci sono commenti da fare», si è invece limitato a dire ieri sera Dmitri Peskov, portavoce del premier russo. Insomma, è verosimile che fino al 2017 Vladimir Putin potrà  dormire sonni tranquilli.

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