La Consulta allenta la stretta sui clandestini

Per la Corte non è punibile chi è troppo povero per lasciare l’Italia dopo l’espulsione. La sentenza su una donna che non aveva ottemperato al foglio di via. Pd e Fli: scelta di civiltà  

VLADIMIRO POLCHI - la Repubblica Sergio Segio • 18/12/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 187 Viste

ROMA – Il reato di clandestinità  perde un pezzo. Non è punibile l’immigrato irregolare che in «estremo stato d’indigenza», o per «giustificato motivo», non rispetta l’ordine di allontanamento del questore e continua a rimanere illegalmente in Italia. E’ quanto stabilisce la Corte Costituzionale, che boccia parzialmente una delle norme del pacchetto sicurezza 2009.
Oggi in Italia (dati Ismu 2010) vivono 544mila immigrati irregolari. Nel giugno scorso, la Consulta aveva già  decretato l’illegittimità  dell’aggravante di clandestinità  (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un irregolare), prevista dal primo pacchetto sicurezza 2008. Ora a cadere, è un altro pezzo della politica migratoria del governo.
A sollevare la questione dinanzi alla Consulta è stato il tribunale di Voghera, chiamato a giudicare sul caso di una donna più volte raggiunta da un decreto di espulsione che, per motivi di estrema indigenza, non è riuscita a lasciare l’Italia. Il punto è che tale «giustificato motivo» (che rende impossibile per la donna abbandonare il Paese) non è previsto dall’articolo 14 del testo unico sull’immigrazione, così come modificato dall’ultimo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi.
Da qui la decisione della Consulta: dopo aver rilevato che il pacchetto sicurezza ha aumentato le pene per lo straniero destinatario di un decreto di espulsione, adottato dopo l’inottemperanza a un precedente ordine di allontanamento, la Corte censura proprio la mancata previsione di un «giustificato motivo». Si tratta – scrivono i giudici nella sentenza 359 – di una clausola «destinata a fungere da valvola di sicurezza del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché l’osservanza del precetto appaia concretamente inesigibile». Un esempio? Nel caso di «estrema indigenza, indisponibilità  di un vettore o altro mezzo di trasporto, difficoltà  nell’ottenimento dei titoli di viaggio» la clausola di «giustificato motivo» esclude la «configurabilità  del reato».
Nel caso concreto, la donna straniera che per tre volte non aveva adempiuto l’ordine di allontanamento del questore, era stata arrestata nel sottoscala di uno stabile: un luogo abbandonato, privo di ogni servizio essenziale e di riscaldamento. La conclusione? Secondo i giudici (nella sentenza scritta da Gaetano Silvestri), a meno che non si proceda con un’esecuzione forzata dell’espulsione, affidare agli stessi immigrati l’esecuzione del provvedimento «incontra i limiti dovuti alle possibilità  pratiche dei singoli soggetti».
Immediati i commenti politici alla sentenza. Se per Fabio Granata (Futuro e libertà ), «adesso tocca abrogare il reato di clandestinità »; secondo Livia Turco (responsabile immigrazione del Pd) «per la seconda volta la Consulta boccia la politica del governo sull’immigrazione, con una sentenza che mette al centro la dignità  umana: una persona povera o inerme non può e non deve essere espulsa, se è a rischio la sua incolumità ».

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