L’apertura di Putin, una Russia integrata all’Ue

Il contenuto dell’intervento era decisamente notevole. Putin diceva che la lezione da trarre dalla più grave crisi economica mondiale degli ultimi ottant’anni era che la Russia avrebbe dovuto avvicinarsi all’Unione europea e lavorare a stretto contatto con essa. «Proponiamo la creazione di una comunità  economica armoniosa che vada da Lisbona a Vladivostok». E aggiungeva: «In futuro potremmo perfino considerare una zona di libero scambio e anche più avanzate forme di integrazione». Un mercato continentale, aggiungeva, di miliardi di euro. 
Putin auspicava una maggiore collaborazione tra Unione europea e Russia nel campo industriale e in quello dell’energia. Diceva che bisognava fare «tutto il possibile per innescare una nuova ondata di industrializzazione nel continente europeo» e citava il settore delle costruzioni navali e aeronautiche e quello dell’industria automobilistica, le tecnologie ecocompatibili, il settore farmaceutico l’energia nucleare e la logistica. Auspicava, infine, imprese congiunte di imprenditori europei ed imprenditori russi.
Nell’ambito delle forniture energetiche, Putin chiedeva «scambi attivi». Era necessario, diceva, lavorare insieme a «tutte le fasi della catena tecnologica di creazione di valori – dalla individuazione della domanda di risorse energetiche alla fornitura al consumatore». Dopodiché Russia ed Unione europea potranno muoversi insieme per l’eliminazione dei visti che sarebbe «non la fine ma il principio della vera integrazione tra la Russia e l’Unione europea».
Al suo arrivo in Germania Putin è stato accolto calorosamente da alcuni industriali e banchieri tedeschi di punta. Li ha definiti suoi «amici», e in cambio il presidente della Siemens gli ha detto: «In Russia ci troviamo bene», asserendo che la «Russia è un esempio lampante di come le nazioni emergenti diano impulso alla crescita dell’economia mondiale».
Putin ha poi continuato nella sua «seducente offensiva» rivolta all’élite economica tedesca suggerendo un allineamento valutario: «Ci serve una nuova multipolarità  nel sistema valutario. Bisogna spezzare l’esagerato monopolio del dollaro». Ha poi citato l’esempio dell’impero romano la cui politica aveva condotto a una stagnazione economica durata 500 anni e ha quindi manifestato un deciso apprezzamento dell’euro definendolo un importante contrappeso al dollaro nell’economia mondiale. Ha anche suggerito la possibilità  che gli scambi commerciali si svolgano in rubli e in euro e non in dollari.
Il Cancelliere Angela Merkel ha risposto in modo cauto ma non negativo a quelle due proposte. Il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che le proposte di Putin mostrano quanto «siamo vicini in termini di obiettivi strategici». La maggiore approvazione gli è venuta dai principali manager finanziari tedeschi, mentre la reazione della stampa è stata mista.
In Francia il quotidiano Le Monde osservava: «L’appello all’apertura economica da parte di un personaggio più noto per il carattere nazionalista che per il suo impegno nella promozione del concetto di libero scambio è decisamente innovativo. Tanto più che fin dall’inizio lo sviluppo della cooperazione industriale tra le due parti è stato ritardato per ragioni prettamente politiche».
Va detto che Putin non offriva un affare all’«Occidente» ma piuttosto all’«Europa». Si direbbe che si tratti di un tentativo preciso di incoraggiare l’Europa a spese degli Stati uniti. Se questo non è una novità  per le posizioni geopolitiche russe, fino ad oggi non era però stato dichiarato in modo così scoperto e così audace. Va notato che Putin ha sostenuto con forza l’euro in un momento in cui quella valuta ha bisogno di un sostegno politico. E anche che Putin non parla di continuare ad essere soltanto o principalmente un esportatore di energia per l’Europa, bensì di una nuova ondata di industrializzazione cui la Russia parteciperà  a pieno titolo.
L’apertura diplomatica di Putin dovrebbe forse preoccupare i governanti statunitensi più delle modeste rivelazioni di Wikileaks.
Copyright by Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global. 
Traduzione di Maria Baiocchi


Related Articles

Referendum. Dopo la Bolivia il Cile, cambia il vento in America Latina

Dopo la straordinaria vittoria elettorale del Mas in Bolivia, il risultato del plebiscito in Cile può avere importanti riflessi in America latina, dove nei prossimi mesi si voterà in Brasile, Paraguay, Venezuela e in Ecuador

Orban, duro colpo alla democrazia

PARLAMENTO Approvate le modifiche alla Costituzione. Stampa soffocata e valori nazionali. La Ue lancia l’allarme contro le politiche liberticide del premier. Si ipotizza la revoca del diritto di voto

Venezuela al voto per la Costituente, tra violenze e ingerenze

Venezuela. La Mud convoca scioperi e la «presa di Caracas». Manifestazioni vietate dal governo. Gli Usa ai propri diplomatici: «Abbandonate il paese». Domani si elegge l’Assemblea voluta da Maduro «per blindare le misure sociali»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment