«Basta discariche e veleni, è l’ora dei rifiuti-zero»

Benestanti, commercianti, professionisti, anche loro si sono decisi a protestare ieri pomeriggio. Niente pioggia ma il freddo si fa sentire, così lasciano il loro personale omaggio alla crisi davanti alla prefettura e si allontanano proprio mentre arriva il secondo troncone di manifestazione, partito da piazza del Gesù.
Più numeroso e organizzato, circa mille e cinquecento persone, il corteo è aperto dai medici per l’ambiente, si sono portati copia delle ricerche sui tumori in Campania: «I dati riscontrati sugli abitanti delle zone dove si trovano le discariche, legali o illegali, sono agghiaccianti – spiega il dottor Gerardo Ciannella dell’ospedale Monaldi -. A Pianura, Bagnoli, San Giorgio a Cremano c’è un aumento del 50% di casi di mesotelioma pleurico, il tumore incurabile da amianto, pur non essendoci fabbriche, con la produzione di tale materiale cessata da più di dieci anni. Gli studi ce li siamo pagati da soli, mentre la regione non ha mai istituito il registro dei tumori». Diffusione di malattie come il cancro, falde inquinate, i comitati di Terzigno, Chiaiano, Giugliano, Acerra del piano del governo che dovrebbe essere votato martedì non ne vogliono sapere. Differenziata porta a porta, compostaggio e trattamento meccanico a freddo, come nel centro di riciclo di Vedelago e prossimamente nel beneventano, dopo l’accordo siglato dalla provincia sannita, questa è la piattaforma e non è negoziabile. Per spiegare meglio il concetto la lobby degli incenitoristi, con le maschere dei politici più la new entry Emma Marcegaglia, portano in giro per il corteo un pino di Natale, le radici affondate nelle scorie del termovalorizzatore di Acerra, i rami carichi di panettoni di plastiche per aumentare le temperature nei forni, la palle a forma di sacchetti neri da mandare in discarica, l’immagine stessa della morte del territorio. Accanto il pino rifiuti-zero, alle radici compost, sui rami i frutti campani, agrumi, pomodorini e verdure.
«Io protesto da un mese – racconta Simona – perché ho capito che non c’è più tempo per aspettare una soluzione dai politici. Anche gli altri anni la situazione era grave, però poi l’immondizia finiva in treno in Germania e noi continuavamo la nostra vita. Ora abbiamo aperto gli occhi, la crisi la provocano apposta per imporci i termovalorizzatori, è una truffa ai nostri danni. Non siamo più disposti ad accettarlo».
Accanto a lei lo striscione dei comitati Vesuvio in lotta «Contro l’ecocidio di stato. No alle discariche, no agli inceneritori». Il corteo attraversa le vie dello shopping, a via Toledo si fermano due signore: «Noi abitiamo a vico lungo Pontecorvo. Per la strada non si può passare, le macchina devono schiacciare i sacchetti e a terra c’è una poltiglia, mio figlio è caduto scivolando con il motorino. Noi la facevamo la differenziata ma la nostra vicina ha il marito netturbino che le ha detto ma che lo fai a fare che finisce tutto insieme. Però se fosse una cosa seria allora sì. Ma di questi chi si fida più». In discarica, oltre ai sacchetti, è finita anche la credibilità  della politica. All’altezza della Provincia di Napoli lancio di rifiuti prima di arrivare a piazza Plebiscito.


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