Li accusa lo Stato, li difende la Cia

Per loro al danno si aggiungerà  anche la beffa, visto e considerato che Mitchell e Jessen usufruiranno di una speciale “promessa d’indennizzo” che è strutturata in modo diverso rispetto alle clausole assicurative sottoscritte dagli agenti della Cia. Normalmente gli ufficiali del servizio di spionaggio sono obbligati a sottoscrivere un’assicurazione, da circa 300 dollari all’anno, per ricevere in cambio una copertura massima di 1 milione di dollari. Attualmente l’agenzia si incarica di pagare totalmente i premi della maggior parte dei propri 007 anche se, dopo la fase più acuta della lotta dell’ex presidente George W. Bush contro il terrorismo internazionale, gli agenti sono stati costretti a pagare metà  della polizza. Nulla di tutto questo ha toccato i due psicologi che hanno ottenuto, benché non agenti ma semplici consulenti, una copertura netta, pagata solo dalla Cia e non dalle assicurazioni, pari a 2 volte e mezzo quella di un normale agente.

Sulla loro azienda, la Mitchell, Jessen & Associates, come su alcuni funzionari della Cia e altre imprese, sta indagando il procuratore del Dipartimento di Giustizia, John Durham che, nelle prossime settimane, potrebbe chiedere l’apertura di un dibattimento penale. L’accusa sarebbe quella di tortura, dal momento che, oltre ad aver ideato il waterboarding, tanto Mitchell quanto Jessen sarebbero stati coinvolti in più di un caso di applicazione del metodo per interrogare i sospetti terroristi, rinchiusi nelle prigioni segrete della Cia. I due psicologi hanno formato per anni migliaia di ufficiali militari, insegnandogli a resistere alle più severe tecniche di interrogatorio.

Dopo l’11 settembre 2001, i due riuscirono, forti di tanta esperienza, a ideare, e vendere al Pentagono, un programma per insengnare a interrogare i prigionieri. I metodi da applicare prevedevano tecniche di sfiancamento fisico e psicologico, come quello di forzare il prigioniero alla nudità , obbligarlo ad assumere dolorose posizioni per aumentare il suo livello di stress, privarlo del sonno e, naturalmente, sottoporlo a waterboarding. La tecnica, secondo documentazioni rilasciate dai funzionari della Cia, consiste nel “legare il detenuto a una panca alzandogli i piedi sopra la testa. Questa viene immobilizzata mentre l’interrogante pone un panno sulla bocca e sul naso del prigioniero, mentre versa acqua sul panno in modo controllato. Il flusso d’aria – conclude il documento – viene limitato per 20-40 secondi e la tecnica produce sensazioni di soffocamento e annegamento”.

Il waterboarding, ordinato e difeso, per loro ammissione, sia dall’ex presidente Bush che dal suo vice, Dick Cheney, sarebbe stato impiegato in modo eccessivo, dai due psicologi, su diverse figure sospettate di avere legami con Al-Qaida. Solo durante l’interrogatorio di Khalid Sheikh Mohammed, che ha confessato il suo coinvolgimento nella strage dell’11 settembre, il waterboarding fu usato 183 volte.
La tolleranza del fisico umano è di non più di venti minuti a sessione.


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