Liberati i primi «clandestini», la Bossi-Fini continua a perdere pezzi

MILANO. Se il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, parla di «brutto segnale» contro l’applicazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, allora vuol dire che siamo davvero di fronte a un segnale positivo. Perchè l’impianto repressivo della pessima legge che mortifica gli stranieri che vivono in Italia sta cominciando a perdere pezzi, e proprio nelle aule dei tribunali.
E’ successo che l’altro giorno il pm di Milano Claudio Gittardi – richiamandosi alla recentissima sentenza della Corte costituzionale secondo cui non si possono espellere i «clandestini» che non hanno lasciato il territorio in quanto sprovvisti di denaro per pagarsi il viaggio – ha disposto la scarcerazione di due ragazzi egiziani. Una vera sconfessione di uno degli articoli più significativi del cosiddetto «pacchetto sicurezza, secondo cui lo straniero sarebbe stato comunque punibile anche se aveva un motivo che potesse giustificare la sua pemanenza in Italia. Invece la povertà , questo stabilisce la sentenza n.359 del 13 dicembre, è un motivo valido.
La legge è legge, ed è logico che questa decisione abbia infastidito non poco la destra milanese (e non solo). De Corato, per esempio, è sbottato dicendo che «a questo punto le forze dell’ordine non dovranno più andare a caccia di clandestini ma dovranno ricercare solo clandestini ricchi». Battute a parte, il vicesindaco dice una mezza verità , perchè è logico che molti «clandestini», oltre a non avere i documenti, sono anche sprovvisti del denaro necessario per pagarsi l’espulsione di tasca propria. Un altro segno che la legge Bossi-Fini è stata concepita (e scritta) con i piedi solo per «elevare il tema della sicurezza ad una sorta di vero e proprio passepartout mediatico» – come ha recentemente detto il procuratore Armando Spataro in occasione di un corso per magistrati addetti alle politiche dell’immigrazione.
Rozza ideologia agìta per scopi propagandistici che, tra le altre cose, fa a pugni anche con l’entrata in vigore della direttiva europea 115 del 2008 che è destinata a stravolgere l’applicazione della Bossi-Fini, e proprio per quanto attiene ai reati che puniscono la permanenza illecita sul territorio. La direttiva Ue è entrata in vigore il 24 dicembre e regola proprio l’esecuzione coattiva degli irregolari, facendo di fatto decadere alcuni articoli della Bossi-Fini che contrastano evidentemente con la legge comunitaria. Tant’è che il 27 dicembre, tre giorni dopo l’entrata in vigore, un altro tribunale – quello di Torino – ha disposto la scarcerazione di tre «clandestini» arrestati a natale.
A questo punto, considerando che i giudici nazionali sono tenuti ad interpretare le norme in conformità  della legislazione europea, la speranza è che si apra la strada a una diversa applicazione delle stesse, da parte dei magistrati ma anche delle questure.


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