Liti e sesso: ecco le accuse ad Assange

LONDRA – I dieci giorni che hanno incastrato Julian Assange. Quel soggiorno in Svezia, trascorso dal fondatore di WikiLeaks dall’11 al 21 agosto di quest’anno tra conferenze, ammiccamenti, notti d’amore spericolate, pesanti avance e liti furibonde, è il documento della polizia di Stoccolma che ha scatenato una bufera giudiziaria mondiale. I verbali, costruiti sul filo del racconto delle due ex collaboratrici che hanno denunciato l’hacker australiano per violenze sessuali, costituiscono l’atto di accusa su cui i giudici britannici dovranno decidere dal prossimo 11 gennaio sulla richiesta di estradizione da parte del paese scandinavo.
Il documento, rivelato per la prima volta da Guardian e Paìs, raccoglie le denunce delle due donne, chiamate per convenzione Miss A e Miss W. Il racconto parte proprio dal giorno dell’arrivo di Assange a Stoccolma. Miss A, un’attivista di WikiLeaks, che secondo alcune fonti sarebbe Anna Ardin, racconta alla polizia di aver organizzato il soggiorno di Julian. «Gli ho lasciato per due giorni la casa, perché ero fuori. Il pomeriggio di venerdì 13 – prosegue la donna – stavamo prendendo il tè, ma Assange ha iniziato ad accarezzare le mie gambe, a togliermi i vestiti. Andava veloce, io ero sempre più imbarazzata – racconta agli agenti – Gli ho detto di fermarsi, ma lui me li ha strappati di nuovo. A un certo punto ho capito che era troppo tardi per fermarlo, e così gli ho permesso di spogliarmi». Assange e Miss A, prosegue il rapporto della polizia di Stoccolma, finiscono a letto. «Ho cercato più volte – dice la donna – di prendere il condom ma lui mi ha fermato, tenendomi le braccia e bloccandomi le gambe. Dopo un po’ Julian ha acconsentito a mettere il preservativo, ma poi ha fatto qualcosa con il condom, una manovra che, di fatto, lo ha lacerato. Quindi non ha usato alcuna protezione».
Sabato 14 agosto entra in gioco Miss W, che dovrebbe essere Sofia Wilen. La donna partecipa a un seminario organizzato da Miss A. Le due donne sono amiche. Dopo i lavori del convegno, il gruppo va a pranzo, e c’è anche il coordinatore di WikiLeaks Svezia, che la polizia chiama in codice “Harold”. «Subito dopo la colazione – è il racconto di Miss W – con Assange siamo andati insieme nel mio ufficio, poi al cinema. Ma sulla strada del ritorno ha provato a baciarmi e a mettermi la sua mano dentro i vestiti».
Quella sera stessa, Miss A organizza nel suo appartamento una festa per Assange, che continua a stare a casa della ragazza. Un’incongruenza, questa, sottolineata dai difensori del fondatore di WikiLeaks per sostenere la contraddittorietà  delle accuse. Miss A, però, dice di essere turbata dalla notte con Julian e, a un certo punto, confessa le proprie preoccupazioni a Monica, un’amica. «Julian è stato violento. Sta ancora a casa mia, ma non abbiamo fatto più sesso, perché lui ha ecceduto i limiti di ciò che io ritengo sia accettabile: non mi sento sicura».
Il giorno dopo Miss W telefona ad Assange. I due si danno un appuntamento per la sera. La meta è l’appartamento della donna a Enkoping, vicino Stoccolma. E una serata di chiacchiere e di sesso. «Assange – racconta Miss W alla polizia – rifiuta di mettere il condom e si addormenta senza fare l’amore. La notte ci svegliamo, e lo usa controvoglia. Poi – prosegue la donna – la mattina successiva, dopo colazione ci addormentiamo di nuovo: poco dopo mi accorgo, però, che Julian sta facendo sesso con me senza protezione, mentre dormo». Miss W si agita: «Speriamo che tu non abbia l’Aids», dice quasi urlando ad Assange, che risponde: «No, naturalmente». La donna non si dà  pace. Prende la pillola del giorno dopo, corre in laboratorio a fare le analisi per verificare se ha contratto malattie. Chiama il fondatore di WikiLeaks, implorandolo di fare altrettanto, «ma lui si rifiuta».
E il 18 agosto. La scena si sposta di nuovo a casa di Miss A «Assange – dice Miss A ad Harold, che poi gira il racconto alla polizia – non vuole andare via dal mio appartamento, mi chiede ripetutamente di fare sesso. Io passo la notte al computer, mentre lui sta nel mio letto. Una volta si è spogliato dalla vita in giù, e si è strofinato su di me».
È il 20 agosto. Miss A è depressa e preoccupata. Invia un sms a Miss W, forse intuendo qualcosa. «Le due donne si incontrano – scrive la polizia – si confrontano e scoprono di avere una vicenda di soprusi in comune». Voci sul caso iniziano a circolare a Stoccolma. La sera del 21, la storia viene rivelata dall’Expressen. I giornalisti chiedono conto delle accuse. Alle 19.45 di quel giorno, Assange replica su Twitter: «Eravamo stati avvertiti che ci sarebbero stati giochi sporchi degli Usa. Ora abbiamo il primo». E ieri, fuori alla villa di Beccles nel Norfolk, dove è agli arresti domiciliari, ha lanciato l’ultima accusa: «Bank of America ha bloccato i fondi diretti verso WikiLeaks. Gli Usa fanno un nuovo maccartismo finanziario».


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