Londra, Assange tratta la resa Stop ai fondi per WikiLeaks

LONDRA – Il mistero si infittisce. Julian Assange potrebbe essere arrestato entro una settimana. Ma potrebbe, chissà , anche restare libero. Il suo avvocato ha ricevuto a Londra il mandato di cattura emesso dalla magistratura svedese, che ne chiede l’estradizione per stupro, reato che il fondatore di WikiLeaks nega di avere commesso, sostenendo di essere vittima di un complotto orchestrato dai suoi nemici per fermare le rivelazioni. Mark Stephens, il suo legale inglese, dice di avere 10 giorni di tempo per esaminare il mandato e decidere come reagire: se concordare l’arresto con la polizia e andare in tribunale, oppure se presentare un nuovo ricorso alla Corte Suprema della Svezia. Un’altra ipotesi sarebbe quella di negoziare con i giudici svedesi un interrogatorio presso l’ambasciata del Paese scandinavo a Londra o presso un commissariato di polizia londinese. Senza contare «l’assicurazione sulla vita» che Assange ha detto di avere: un archivio segreto in mano a 100mila persone, che verrà  messo online se gli «succede qualcosa».
Per il momento, il numero uno di WikiLeaks rimane nascosto da qualche parte, probabilmente a Londra o nei pressi della capitale. E’ riapparso soltanto in forma di statuina sulle bancarelle che vendono i pezzi per il presepe, a Napoli: piccola prova della sua sempre più grande popolarità . Un’altra la fornisce Google, facendo sapere che ormai il nome WikiLeaks è stato cliccato sul motore di ricerca due volte più di Wikipedia, l’enciclopedia online che tutti consultano. Insomma, un fenomeno mondiale, che potrebbe trovare presto conferma nella nomina di Assange da parte del settimanale americano Time, a “Man of the Year”, Uomo del 2010, per la tradizionale copertina di fine anno.
Il primo mandato di arresto, per stupro, molestie sessuali e coercizione, era viziato da un errore procedurale. Ieri si è sparsa la voce che, emesso dalla Svezia il secondo mandato, l’avvocato Stephens stesse trattando l’arresto di Assange con Interpol e polizia britannica. «Non è vero – dichiara però il legale – è arrivato un mandato 10 giorni fa e l’ho rimandato indietro perché compilato male. Venerdì ne è arrivato un altro. Se valuterò che ha fondamento, andremo in tribunale, altrimenti denuncerò la Corte. Comunque non sono affatto preoccupato».
Nel frattempo il sito di WikiLeaks, oscurato per ore venerdì, ha avuto di nuovo via libera grazie a un dominio messo a disposizione da pirati informatici svizzeri, che hanno diffuso la lista di 21 siti dove può essere consultato. Ma contemporaneamente PayPal, il servizio di pagamenti sicuro online con base negli Stati Uniti, ha bloccato tutti i trasferimenti di denaro verso WikiLeaks sulla base della politica aziendale che vieta l’uso del sito per «incoraggiare, promuovere o facilitare attività  illegali». Una mossa dietro di cui si intravede il dipartimento di Stato Usa. E’ una guerra del «gatto col topo», commenta il Times di Londra: per fare scomparire WikiLeaks da internet e far riapparire Julian Assange per metterlo dietro le sbarre.


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