Milano, la vittoria dei nomadi “Il Comune assegni le case”

MILANO – L’ordinanza è perentoria: «Non oltre il termine del 12 gennaio 2011 gli appartamenti siano messi a disposizione dei ricorrenti». Così il tribunale civile di Milano dà  ragione ai nomadi milanesi ai quali il Comune, il ministero dell’Interno e il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi avevano bloccato la concessione “in uso temporaneo” di 25 alloggi pubblici. Dieci di loro – assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri – avevano presentato ricorso. E ieri il giudice Roberto Bichi ha depositato il provvedimento, che considera, di fatto, lo stop un atto razzista: «Il diniego all’attuazione delle convenzioni riguarda esclusivamente tutti soggetti accomunati dall’appartenenza alla medesima etnia».
L’assegnazione faceva parte del progetto per smantellare il campo autorizzato di via Triboniano, il più grande del nord Italia, con le sue 120 famiglie, 560 persone. La concessione degli alloggi era prevista nel Piano Maroni per il «superamento dei campi rom». Per il campo, d’altronde, la scadenza fissata per lo sgombero è scaduta da settimane, a causa delle polemiche scoppiate all’interno del centro destra. Lo scontro è iniziato a settembre, quando è diventato di dominio pubblico che il progetto comprendeva, oltre ai rimpatri in Romania, anche l’assegnazione di una casa per un anno alle famiglie «più bisognose e meritevoli di aiuto per l’impegno alla legalità ».
Lega e il Pdl avevano chiesto la testa dell’assessore Mariolina Moioli, fedelissima del sindaco Moratti, «colpevole» di aver firmato l’accordo. Il ministro Maroni era intervenuto a placare la rissa, assicurando pubblicamente: «Nessuna casa verrà  data ai rom». Da allora, il piano è stato sospeso. La Curia milanese un mese fa ha minacciato azioni legali se gli accordi presi con Caritas e Casa della Carità , gestori dei campi rom, non fossero stati rispettati. E oggi, don Virginio Colmegna esorta la politica «ad abbassare i toni perché bisogna ora lavorare per sostenere queste famiglie bisognose nella loro scelta di legalità ».
Ma dopo la decisione del giudice, la bagarre riparte. «Qui i discriminati sono i milanesi e non i rom. Personalmente farei ricorso», commenta il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato. Il presidente del consiglio regionale Davide Boni (Lega) aggiunge: «Una sentenza che suona come una beffa per tutti i cittadini milanesi e lombardi in attesa da molti anni di una casa popolare». Esulta invece Livia Turco, responsabile politiche sociali e immigrazione del Pd: «Riconosciuto uno dei principi fondamentali della Costituzione: tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge».


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