Pena di morte bestiale

«Non si uccidono così anche i cavalli?», recitava il titolo di un vecchio film di Sydney Pollack, ma John David Duti, un bianco cinquantenne condannato a morte per aver strangolato, nel 2001, il suo compagno di cella Curtis Wise, passerà  alla storia per essere stato il primo a sperimentare ieri gli effetti del pentobarbital, cioè la sostanza usata dai veterinari per elimiminare cavalli azzoppati e animali malati.
La casa farmaceutica inglese Hospira Spa è l’unica a produrre il vecchio thiopental sodium, potente barbiturico usato fino ad oggi per le iniezioni letali negli Stati uniti; ma adesso che questa sostanza inizia a scarseggiare, le date d’esecuzione già  segnate sui calendari rischiano di saltare.
Lo Stato dell’Oklahoma, però, non avendo alcuna intenzione di ritardare i suoi omicidi legalizzati, ha chiesto e recentemente ottenuto l’autorizzazione dalla Corte dello stato di sostituire il thiopental col nuovo veleno usato per l’eutanasia di animali. Gli avvocati di John David hanno provato a salvare il loro assistito, ma si sono visti respingere tutti i ricorsi presentati.
Secondo la Ogn inglese Reprieve, l’azienda farmaceutica italiana Hospira Spa di Liscate, in provincia di Milano, sarebbe stata incaricata di produrre il raro thiopental e le prime scorte dovrebbero essere pronte per gennaio. Al riguardo, l’avvocato Clive Stafford Smith, direttore di Reprieve, aveva recentemente dichiarato: «Abbiamo scoperto che la fabbrica milanese è stata già  usata in passato per questo scopo. Ora ci sono due modi per bloccare questa iniziativa. Il primo, il più semplice, è una decisione volontaria di Hospira Spa di fermare la produzione del farmaco o di impedire che venga esportato negli Usa per le iniezioni letali. Il secondo è che il governo italiano metta al bando l’esportazione di questo anestetico».
L’inganno insito nella morte considerata, tra tutte, la «più umana», sta nel fatto che si riesce a mascherare da morte serena e indolore quella che in realtà  è una fine cruenta, lunga e dolorosa. Nelle vene del condannato viene conficcato un ago collegato a tre diverse soluzioni. Quando il boia preme il bottone fatale si aziona una macchina che inietta consecutivamente il contenuto di tre siringhe nel corpo dello sventurato. Prima viene iniettato il thiopental sodium, che dovrebbe far addormentare la vittima; poi il pancuronium bromide, che provoca la paralisi del movimento polmonare; infine il potassium chloride, che serve per causare l’arresto cardiaco. La vittima muore soffrendo per lunghissimi minuti (il cuore può continuare a battere per un periodo che può variare da 6 a 15 minuti), ma chi assiste all’esecuzione può pensare che il trapasso avvenga senza dolore, per via dell’immobilità  muscolare causata dal secondo composto.
Per ogni soppressione tramite iniezione letale sono impiegate tre persone «competenti in materia», ciascuna delle quali potrà  scegliere una siringa su tre disponibili, fra cui però soltanto una contiene la sostanza venefica.
Dal 1983, decine di esecuzioni con iniezione letale hanno avuto «intoppi». Ad esempio possono sorgere complicazioni se i componenti letali non sono ben dosati o non si combinano correttamente, con la conseguenza che il liquido può addensarsi e causare dolori atroci al condannato. Anche la sostanza anestetica deve essere assolutamente efficace, pena il rischio che il malcapitato resti ancora cosciente mentre soffoca o mentre gli si paralizzano i polmoni.
Tra i molti tentativi malriusciti si ricorda quello di Stephen McCoy: ebbe una reazione così violenta alla somministrazione delle sostanze letali che un testimone svenne addosso a un altro testimone. Nel novembre 1983 venne sospesa l’esecuzione di James Autry, perché era ancora cosciente, si contorceva e si lamentava. Alcuni mesi dopo, al secondo tentativo, Autry impiegò 10 minuti a morire, durante i quali lanciava grida disperate.
Nel febbraio 2006, il rifiuto degli anestesisti californiani smontava il falso mito di «sistema più umano» attorno cui si era affermata l’iniezione letale. Molti avvocati sostengono che il composto delle sostanze tossiche usate per l’iniezione letale in 36 stati degli Usa viola palesemente l’ottavo emendamento costituzionale che vieta «punizioni crudeli e inusuali». Con l’utilizzo del pentobarbital – che causa patimenti ben più atroci -, sperimentato ieri su John David Duti, la violazione pare ancor più evidente, a meno che l’Oklahoma e gli stati che lo seguiranno non considerino i loro condannati alla stregua di bestie da abbattere.


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