Ponte sullo Stretto, il no del “terzo Polo” e l’ex commissario insiste: pericoloso

MESSINA – Un’opera dai costi faraonici, lievitati già  del 28 per cento, ma senza un progetto definitivo. E una commissione parlamentare d’inchiesta, nata per vederci più chiaro, che in dieci mesi non ha ancora sentito i responsabili di quegli aumenti, “forse perché le spiegazioni da fornire sono troppo imbarazzanti”.
Se il Terzo polo esiste, il Ponte sullo Stretto non è nei suoi programmi. O almeno non lo è in quelli di un fedelissimo di Pier Ferdinando Casini, il senatore udc, messinese, Giampiero D’Alia. Che ieri sera, a un convegno nella facoltà  di Scienze politiche della città  siciliana, ha preso a picconate la grande opera, sdoganando le preoccupazioni del Centro studi Fortunata Pellizzeri, faro scientifico dei “no ponte”, ed evocando il leader del suo partito, che a Messina aveva già  parlato, di recente, dell’infrastruttura come “di una bugia”.  Un’accusa, precisa D’Alia, che non è diretta “all’idea di Ponte”, ma “a questo progetto”. In particolare, all’operato della Stretto di Messina e del suo amministratore delegato, Piero Ciucci.

E ieri le picconate alla società  e ai suoi vertici sono state due, visto che tra i relatori c’era anche Remo Calzona, il professore di Tecnica della costruzione alla Sapienza, già  componente della commissione Anas per la fattibilità  dell’opera ed ex coordinatore del comitato scientifico della Stretto di Messina, che nel 2008 è uscito allo scoperto bollando il progetto preliminare come “caro e pericoloso”. Sullo schermo scorrono le immagini di ponti-meraviglia, dal Golden Gate di San Francisco all’Akashi-Kaiky? in Giappone, ma l’ingegnere dal lungo curriculum internazionale avverte: “Dal 1999 c’è un tam tam nella comunità  scientifica: nessuno progetta più ponti a campata unica più lunghi di 2 chilometri (quello di Messina dovrebbe essere lungo oltre i 3 e mezzo, ndr)”. Tra le ragioni, la difficoltà  di contrastare il galopping, la deformazione del nastro d’asfalto provocata dal vento e registrata per la prima volta nello Storebelt in Danimarca. Contro questi rischi  –  e con un occhio al risparmio  –  Calzona è tornato a illustrare la sua proposta, più economica e meno impattante sull’ambiente. Niente campata unica, ma due piloni in mare che non affonderebbero in una faglia, come farebbero, invece, le torri del progetto approvato. Faglia poi sparita dalle carte della Stretto di Messina, come Calzona ha fatto notare due anni fa.

Ma a tenere banco ieri è stata anche la questione economica. Una matassa di contraddizioni dipanate dall’economista Guido Signorino, che ha puntato il dito contro la rimodulazione, un anno fa, del contratto tra la Stretto di Messina ed Eurolink, il consorzio internazionale  –  capofila Impregilo  –  che dovrebbe costruire l’opera. “Eurolink” ha spiegato Signorino “ha ottenuto un aumento del corrispettivo pattuito pari a 1 miliardo e 90 milioni di euro: il 28 per cento della somma fissata dall’appalto, cioè oltre due volte il ribasso del 12 per cento col quale il consorzio aveva vinto la gara nel 2005”. Questo aumento da 3.879.600 a 4.969.530 miliardi viene giustificato, tra l’altro, dalla lievitazione del costo di materie prime come l’acciaio, che avrebbe subito un “eccezionale aumento tra il 2003 e il 2004”, e dalle previsioni dell’inflazione fino al 2011. E’ però curioso, osserva l’economista, che per la valutazione dei costi dell’acciaio ci si limiti a considerare un biennio e per l’inflazione un arco di tempo più lungo. “Se la Stretto di Messina avesse considerato l’andamento del costo dell’acciaio fino al 2009, avrebbe scoperto che questo è calato di molto, e che le stime fino al 2011 dovrebbero far prevedere un assestamento su un valore molto più basso di quello del 2004”.

Per gettare un faro su questa e altre contraddizioni, D’Alia aveva raccolto a febbraio firme bipartisan e ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta, interna alla commissione Lavori pubblici presieduta dal pdl Luigi Grillo, che però non ha ancora prodotto atti o audizioni. Nel frattempo, accusa il senatore, “il ponte è diventato un feticcio ideologico che ha impedito una seria analisi di costi e benefici, e il Comune di Messina si è trasformato nella succursale della società  di Ciucci”. E questo mentre il governo sottrae al Consorzio autostrade siciliane la gestione della rete stradale per affidarla all’Anas. “Proprio l’Anas, guidata anch’essa da Ciucci, che è azionista di maggioranza della Stretto di Messina”. Il rischio concreto, secondo D’Alia, è che i pedaggi pagati dai siciliani non saranno investiti nelle malandate autostrade dell’isola, ma serviranno a foraggiare “il feticcio”


Related Articles

Val di Noto, l’ultimo verdetto dai giudici via libera ai petrolieri

Autorizzate le trivellazioni nei siti patrimonio dell’Unesco.  Una battaglia che va avanti da cinque anni, adesso dovrà  pronunciarsi il governatore

“La marea nera come l’11 Settembre”

Obama torna nel Golfo del Messico: “Questo disastro ha cambiato l’America”

Polemici i parenti delle vittime delle Torri. Barack: “Il cibo pescato in mare è sicuro”

Con le Grandi Navi torna la protesta a Venezia: «Il decreto del governo è una fake news»

Con la mastodontica Msc orchestra, un gigante da 90 mila tonnellate, si riapre la stagione crocieristica. «Il decreto – dice Andreina Zitelli del comitato No Navi – permette infatti di transitare sino a che non verrà approntata una soluzione alternativa. Soluzione che già ci sarebbe»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment