“Regole incerte sulle trivellazioni” Gas Plus rinuncia ai pozzi Eni

MILANO – L’effetto Golfo del Messico ha colpito nel Mar Adriatico: le nuove regole che limitano l’attività  di ricerca di idrocarburi in mare aperto hanno fatto saltare – per il momento- la trattativa tra l’Eni e il gruppo emiliano Gas Plus, per la cessione di 18 concessioni per l’estrazione e l’esplorazione di nuovi campi di idrocarburi.
È stato il campione nazionale dell’energia, con un comunicato di poche righe, ad annunciare ieri che Gas Plus ha rinunciato ad esercitare l’opzione vantata per rilevare i pozzi e le piattaforme off shore (in alto mare, secondo il gergo tecnico). Alla base del passo indietro della società  controllata dalla famiglia Usberti ci sono sia motivi economici che incertezze normative, anche se fonti vicine alla trattativa fanno intendere che sarebbero state prevalenti le seconde.
La vicenda prende l’avvio nel luglio del 2009 quando dieci gruppi (tra cui anche Enel ed Edison) si presentano ai nastri di partenza della gara bandita da Eni per le cessione di 15 concessioni in Val padana (produzione stimata in 42 milioni di barili) e di 18 concessioni nell’Adriatico (produzione stimata in 42 milioni). Una cessione che per Eni ha sia il valore di ridurre il debito, ma soprattutto quello di razionalizzare le risorse: la società  guidata da Paolo Scaroni vuole concentrare i suoi uomini nell’esplorazione in giro per il mondo a caccia di giacimenti assai più produttivi e redditizi.
Un anno dopo, in gara rimane solo Gas Plus che nell’aprile scorso raggiunge l’accordo per acquistare i campi sulla terraferma per 179 milioni e si riserva di decidere se rilevare anche l’altro pacchetto. In questo secondo caso, si parla di una valutazione tra i 500 e i 700 milioni e nel caso di via libera Gas Plus avrebbe bisogno di risorse fresche tanto da mettere in cantiere un aumento di capitale da 150 milioni.
Ma nel mentre si inserisce il colossale incidente nel Golfo del Messico causato dall’esplosione nella piattaforma Deepwater Horizon. Sull’onda dei timori per l’eventualità  di incidente anche nel Mediterraneo, il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo fa approvare dal governo un decreto che modifica la normativa. Le novità  prevedono un divieto per l’attività  estrattiva entro un limite di 5 miglia dalla costa e di 12 attorno al perimetro della aree protette.
Da qui le perplessità  di Gas Plus. In parte, perché alcune concessioni rischiano di sconfinare nelle aree “proibite” e in parte causate dal fatto che il decreto non è stato ancora convertito in legge e che potrebbe, quindi, subire modifiche. Uno stato di incertezza che non permette all’azienda di varare un piano finanziario così oneroso. Non è detto, però, che la trattativa si sia definitivamente conclusa: se Gas Plus chiedesse di ridefinire una nuova scadenza per l’esercizio dell’opzione, Eni potrebbe anche concederla.
È invece andata in porto la cessione da parte del gruppo tedesco E.On del 3,5% di azioni di Gazprom per 3,4 miliardi di euro. La vendita fa parte di un piano appena annunciato dai vertici di E.On che prevedono dismissioni per 15 miliardi entro il 2013 per crescere nei mercati più redditizi al di fuori dell’Eurozona (in particolare in Russia) e riposizionare la società  sul fronte delle energie rinnovabili in Nord America.


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