Sacchetti di plastica, le ultime ore dal primo gennaio via dai negozi

Chi li ha a casa potrà  ancora usarli. Sequestri per i commercianti.   Il cambiamento arriva in netto ritardo rispetto ad altri paesi europei. Torino tra i primi comuni a metterli off limits. Già  risparmiati 1,5 milioni di buste 

CATERINA PASOLINI - la Repubblica Sergio Segio • 23/12/2010 • Buone pratiche e Buone notizie • 153 Viste

ROMA – Addio buste di plastica. Vietate per legge dall’anno nuovo, off limits nei negozi e grandi magazzini. Aboliti quei sei grammi di polietilene che usati pochi minuti, il tempo di portare la spesa a casa, restano nell’ambiente inquinando per secoli visto che ci voglio anche mille anni perché se ne perdano le tracce. Un mercato che in Italia rappresenta 300 sporte usate a testa ogni anno, 250mila tonnellate di prodotto nato dal petrolio.
Dal primo gennaio si cambia: la classica sporta viene definitivamente bandita, in ritardo di anni rispetto ad altri paesi che ne hanno scoraggiato l’uso a suon di multe e tasse come Francia o Giappone. Toccherà  ai negozianti offrire solo contenitori di materiale biodegradabile e ai clienti adeguarsi con l’inventiva, riutilizzando vecchie sporte di raffia o stoffa, portandosi trolley o retine da casa.
«È vietata la loro commercializzazione», ha annunciato il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, al termine dell’accesa riunione del Consiglio dei ministri in una giornata che l’ha vista lottare e poi dimettersi dal partito tra lacrime e addii.
Il decreto Milleproroghe approvato ieri non contiene infatti proroghe in materia di buste di plastica solo grazie alla Prestigiacomo. «Era nella bozza e io mi sono opposta: sarebbe stato insopportabile che alla vigilia della scadenza della norma ci fosse stato nuovamente un motivo per non farla entrare in vigore» dice, confermando che per le scorte si faranno accordi coi produttori e i consorzi che riciclano la plastica. E per la sua battaglia si guadagna «il plauso» di Legambiente che le aveva inviato una petizione firmata da ben centomila italiani contro le shopping bag di plastica.
Ora sono vietate per legge, ma a livello nazionale non sono previste multe o sanzioni per chi disobbedisce. Insomma per chi le ha a casa e ancora le usa non ci saranno contravvenzioni mentre i negozianti che le venderanno ai clienti se le vedranno sequestrate dai finanzieri. «Ci affidiamo al senso civico degli italiani» è la parola d’ordine. Solo a livello comunale, come a Torino, le multe per i negozianti sono previste: da 25 a 250 euro.
La rivoluzione doveva partire l’anno scorso ed era stata rinviata dalla politica all’ultimo momento grazie ad un emendamento nascosto nella finanziaria. Ma nel paese reale era già  comunque avviata: più di centocinquanta comuni, Torino in testa e la Val di Fiemme prima già  nel 2009, hanno infatti dichiarato plastic bag free il loro territori con diverse cittadine del trevigiano dove sono vietate anche per la raccolta dell’immondizia. Intanto le grandi catene di distribuzione, dalla Coop alla Esselunga, hanno cominciato per tempo a sostituire i sacchetti di plastica con quelli biodegradabili arrivando fino all’80 per cento del totale consegnato ai clienti.
Dei comuni che hanno messo off limits i sacchetti, Torino è capofila. Da luglio è partita la nuova ondata che in soli due mesi ha portato a “risparmiare” alla natura la presenza di un milione e cinquecentomila pezzi, oltre 18 tonnellate di plastica che altrimenti sarebbero finire ad inquinare fiumi e prati.
«E gli italiani hanno le idee chiare – conferma Cogliati Dezza presidente di Legambiente – il 73 per cento di loro ha manifestato l’intenzione di adoperare sportine riutilizzabili».

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