Scontri in Costa d’Avorio cinquanta morti in 3 giorni

Cinquanta morti, almeno duecento feriti; e poi decine di persone, uomini, donne, giovani presi in piena notte nelle loro case e portati via da «persone non identificate, armate, con divise militari, cappucci neri, assistite da soldati dell’esercito nazionale». La Costa d’Avorio vive ore drammatiche e rischia da un momento all’altro di scivolare nella guerra civile. Le Nazioni unite sono allarmate. Navi Pillay, alto Commissario dei diritti dell’Uomo dell’Onu, denuncia il ritorno dei famigerati squadroni della morte che hanno imperversato tra il 2002 e il 2004, subito dopo il tentato colpo di stato, l’avvio della resistenza nel nord del paese, la fuga precipitosa di migliaia di cittadini francesi.
Dal 28 novembre scorso, giorno delle elezioni presidenziali vinte dall’ex vicesegretario del Fondo monetario internazionale e leader dell’opposizione Alassane Ouattara, il paese si trova paralizzato da un conflitto che non è più istituzionale ma militare. L’ex presidente e uomo forte della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, sostenuto dal verdetto emesso dal Consiglio Costituzionale, da lui controllato, che gli ha assegnato la vittoria, rifiuta di lasciare il potere. Ma il Comitato elettorale indipendente, centinaia di osservatori internazionali e le stesse Nazioni unite hanno contestato la decisione assegnando la vittoria ad Ouattara.
Giovedì scorso il suo primo ministro Guillaume Soro, ex leader delle «Forces nouvelles», formazione ribelle che controlla il nord del paese, ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori e ha tentato una prova di forza. Migliaia di persone si sono riversate per le strade di Abidjan e hanno tentato di raggiungere il palazzo della televisione, controllata da Gbagbo e unica voce informativa autorizzata a diffondere le notizie. La folla è stata però bloccata dai soldati che hanno iniziato a sparare ad altezza uomo: ci sono stati 20 morti. Il corteo è stato disperso ma scontri ancora più violenti, con armi pesanti, sono avvenuti in molti punti della città  che resta divisa in due. Gli Usa e i britannici hanno deciso di rimpatriare il personale diplomatico non indispensabile. Parigi continua ad avere in Costa d’Avorio un distaccamento di 900 soldati dell’operazione Licorne. Per il ministro della Difesa Michéle AlliotMarie: «Se saremo attaccati, risponderemo».
Assediato e isolato, Gbagbo punta sul terrore. Chiama a raccolta i suoi sostenitori, li incita a vigilare, minaccia una resistenza «fino all’ultima goccia di sudore». Ieri, intanto il segretario dell’Onu, Ban Ki -Moon, ha dichiarato «che i Caschi blu non lasceranno il Paese».


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