Università , Napolitano firma “Ma la riforma è da correggere”

ROMA – E adesso Giorgio Napolitano si aspetta dal governo «il confronto costruttivo con tutte le parti interessate», a cominciare naturalmente dagli studenti, che lui ha ricevuto al Colle ma Gelmini e Palazzo Chigi hanno snobbato. Il capo dello Stato firma la riforma dell’università  ma, nel pacchetto di «criticità » che accompagna il via libera, ci sono riserve sul testo e si coglie un «sollecito» a Berlusconi: aprite adesso quel dialogo con gli studenti che fin qui è mancato. Ascoltateli. Ci sarebbe ancora tempo. Visto che, come ricorda Napolitano nella sua lettera di osservazioni al presidente del Consiglio, la legge per entrare nella fase operativa deve camminare ancora a lungo attraverso decreti attuativi, regolamenti, ordini del giorno approvati alla Camera. Lo spazio per le correzioni c’è. Napolitano ne ha indicate in particolare tre, compresa quella norma voluta dalla Lega che assegna le borse di studio anche per quote territoriali «nordiste». Ed è proprio alla condizione dei giovani che il presidente della Repubblica dedicherà  uno dei capitoli centrali del suo discorso di stasera in tv, alle 20.30 a reti unificate. Messaggio di Capodanno che sarà , insieme, una «operazione-verità » sul momento economico molto difficile e un invito a cogliere i «segnali positivi» per il futuro.
La Gelmini è soddisfatta della promulgazione della sua legge, e promette «certamente terrò conto, insieme al presidente del Consiglio, delle osservazioni del capo dello Stato». Ma l’impianto della riforma, secondo il ministro, regge: «Appare evidente dall’analisi dei punti rilevati che nessuno di essi tocca elementi portanti e qualificanti». Averla approvata è un segnale positivo perchè «dimostra che, seppur tra mille difficoltà , è possibile realizzare le riforme». Gli studenti, al contrario, riconoscono al presidente Napolitano di essere stato «l’unica figura istituzionale che ci ha aperto le porte» ma annunciano la ripresa delle ostilità  per bloccare la riforma. «Non ci aspettavano che il presidente della Repubblica la bloccasse – spiega Luca Cafagna, uno dei giovani ricevuti al Colle – le sue preoccupazioni sono le nostre, ma è tardi per il dialogo con la Gelmini». E le prime reazioni del ministro non piacciono granchè neanche al Pd, «dovrebbe tenere in massima considerazione i rilievi del capo dello Stato e invece minimizza». I democratici, annuncia il responsabile dell’università  Marco Meloni, ci proveranno comunque ad aprire quel confronto sollecitato dal Quirinale. Di Pietro prende atto della firma «per rispetto istituzionale» ma considera la riforma «iniqua e incostituzionale». E il relatore della legge in Senato, il futurista Valditara, invoca un decreto per recepire le critiche di Napolitano, «le stesse da noi sollevate».
La firma alla legge di riforma, come spiega lo stesso Napolitano nella sua lettera a Berlusconi, non poteva non essere apposta. Ciò in base all’articolo 87 della Costituzione, non avendo ravvisato nel testo «motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere, correttiva della legge approvata a conclusione di un lungo e faticoso iter parlamentare». Insomma, niente di manifestamente incostituzionale, e cioè l’unica ragione che poteva indurre il capo dello Stato a non dare disco verde. Ma i dubbi e le contraddizioni restano.


Related Articles

Guru. Così Jobs ha trasformato un marchio in una filosofia di vita (globale)

La mela rivaleggia per riconoscibilità  universale con la croce, la mezzaluna, le orecchie di Topolino e gli svolazzi corsivi della Coca Cola. Gli “store” sono organizzati con navate centrali e sacrestie. Si esce dalla “Casa” con un paradiso a portata di carta di credito e chiuso in scatola. Il fondatore di Apple ha lasciato i vertici della sua azienda. Ma in questi anni quel che ha creato non sono stati solo dei prodotti tecnologici ma delle icone 

Al via il Centenario della CGIL

NULL La Costituzione del lavoro di Giuseppe Casadio (Presidente Associazione Centenario) La prima tappa della celebrazione del centenario della Cgil

L’assedio del Senato

La protesta contro il ddl Gelmini, accompagnata da lanci di uova, arriva fino al portone del Senato. «Un atto contro la democrazia», grida il governo. Ma la rabbia di studenti e ricercatori esplode in tutto il paese. Sui tetti delle facoltà  occupate, nei binari e persino negli aeroporti

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment