WikiLeaks, la Clinton ricuce “Berlusconi il migliore amico”

ASTANA – Fuori una tempesta di neve flagella le strade deserte di Altana, capitale artificiale creata dal padre-padrone del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, ma nei corridoi del vertice Osce la delegazione italiana ha di che rallegrarsi. Dopo la rovinosa rivelazione di cosa gli americani davvero pensassero del Cavaliere – un leader «incapace», «vanitoso», «dedito a festini selvaggi» – Hillary Clinton ha infatti piazzato la prima toppa al buco di Wikileaks, ricoprendo di elogi Berlusconi davanti alle telecamere.
«Non abbiamo un amico migliore, che come lui ha sempre coerentemente sostenuto le amministrazioni Clinton prima, poi Bush e ora Obama», assicura il segretario di Stato al termine di un bilaterale durato quaranta minuti. Berlusconi non pronuncia parola, ma dalla faccia si capisce che gongola soddisfatto. Anche perché la Clinton riafferma che «con il primo ministro e con l’Italia abbiamo relazioni di alto valore», smentendo quei giudizi tranchant redatti dalla sua attuale collaboratrice – ed ex numero due dell’ambasciata Roma – al Dipartimento di Stato, Elizabeth Dibble. Clinton non si risparmia, l’Italia è un alleato troppo prezioso (specie in Afghanistan) per mettere a rischio le relazioni bilaterali. Oltretutto per nessun’altro leader mondiale, salvo forse Gheddafi, la «pagella» della diplomazia Usa era stata tanto severa. Occorre correggere il tiro in prima persona. Clinton ricorda quindi «il sostegno sempre generoso» all’impegno in Afghanistan e persino il lavoro di Berlusconi «con il presidente Sarkozy, per la stabilizzazione della Georgia». Negli Usa, insiste, «i democratici e i repubblicani sanno che possono contare sul primo ministro italiano».
Fin qui la parte davanti alle telecamere. Nel corso del colloquio la Clinton sarebbe entrata invece nel dettaglio dello scandalo Wikileaks, offrendo la sua versione dei fatti. «Ogni giorno – ha spiegato – noi riceviamo migliaia di documenti da ogni nostra ambasciata. Sono valutazioni che non rispecchiano necessariamente la posizione del Dipartimento di Stato né, tanto meno, quella del presidente Obama. Sui rapporti c’è la firma di chi li redige, non la mia». Insomma, la Clinton avrebbe preso le distanze dalle critiche a Berlusconi, senza tuttavia arrivare a scusarsi per l’incidente. Ma la volontà  di ricucire è fin troppo evidente.
Anche perché la rappresentante degli Stati Uniti arriva perfino a elogiare il ruolo di cerniera di Berlusconi con la Russia di Putin, una posizione oggetto di mille sospetti nei report rivelati da Assange. Ultimi in ordine di arrivo quelli riportati ieri dal Corriere delle ambasciate di Roma e Praga, da cui trapela l’irritazione Usa per la posizione assunta dall’Italia durante la guerra tra Georgia e Russia.
«Per noi non è un problema il vostro rapporto con Mosca, anzi è utile». A sentire gli italiani, Berlusconi avrebbe incassato questi elogi senza fiatare. Del resto, si fa notare, «non era lui oggi a dover parlare». Ma fonti della delegazione Usa, citate da Reuters, raccontano invece come sia stato proprio il Cavaliere a pregare la Clinton di chiudere il caso: Berlusconi avrebbe fatto presente alla sua interlocutrice che i dossier di Wikileaks «hanno sollevato in Italia molte polemiche e questo per noi è un problema». In ogni caso per il premier «ora il caso è chiuso, l’incidente è alle spalle».
Spazio anche alla politica delle pacche sulle spalle con Nazarbayev, il satrapo che governa da vent’anni il paese reso celebre dal film “Borat”. Berlusconi gli dedica un panegirico durante il vertice e loda soprattutto lo sviluppo impetuoso della capitale Astana: «Vi invidio, da noi non sarebbe possibile costruire così in fretta». Compresa la torre Baiterek, un cono gelato che con i suoi 100 metri d’altezza domina l’orizzonte della città . L’ha disegnata lo stesso Nazarbayev e, in alto, ha lasciato l’impronta della sua mano destra sul bronzo. Chi appoggia il proprio palmo nell’impronta del «caro leader» sente partire una musica patriottica e può esprimere un desiderio.


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Caro Giacomo, in tanti siamo con te

LETTERA DA ZAGABRIA
Ho visto nel giornale che pretende di esssere croato – e che si chiama Hravski List, «Giornale croato» – un infame attacco contro il poeta italo-jugoslavo Giacomo Scotti. Scotti ha più di ottanta cinque anni, ha tradotto in italiano più di cento autori croati, serbi, macedoni, sloveni e altri gettando ponti di pace tra mondi vicini e diversi. Sento in questo momento la tristezza ma sopratutto la vergogna. Nel paese in cui sono nato e dove sono tornato dopo tanti anni trascorsi all’estero, fra «asilo ed esilio» , esistono dunque cose simili, voci nazionaliste così atroci.

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