All’Ispra licenziano i precari scesi dal tetto

ROMA. Furono i primi in assoluto a salire su un tetto, e diedero a tutti gli altri il là . Dopo di loro, operai studenti immigrati scienziati e docenti in lotta hanno passato più tempo in cima agli edifici che a marciare sulle strade del Paese. Era il 21 gennaio di un anno fa quando, dopo 59 giorni e 59 notti, i ricercatori precari dell’Ispra – oceanografi, biologi, chimici – scesero dal tetto del loro istituto di via Casalotti a Roma, felici di aver incassato un accordo che avrebbe dovuto progressivamente stabilizzare i tanti contrattisti atipici trasformandoli almeno in precari a tempo determinato. Oggi, a un anno di distanza, di quel protocollo d’intesa siglato da Ispra e sindacati che avrebbe dovuto essere controllato dal ministero dell’Ambiente con una serie di riunioni periodiche mai tenute, rimane ben poco. I primi 250 ricercatori precari vennero allontanati già  nel giugno 2009, e oggi tra i 250 contrattisti atipici che ancora affiancano nel lavoro giornaliero i 1200 dipendenti dell’istituto, ci sono alcuni che rischiano più di altri. Come Massimiliano Bottaro, uno dei protagonisti di quel primo tetto-mob, l’unico che all’inizio di quest’anno si è visto bloccare il rinnovo del contratto e, dice, «non so perché».
È un esperto di squali, Bottaro, 35 anni, presidente dell’European Elasmobranch Association, da dieci ricercatore all’Ispra con un assegno di ricerca a 1200 euro al mese. Sa tutto delle specie che vivono nel Mediterraneo, come lo squalo bianco pescato questa estate nel Canale di Sicilia. «Quando siamo scesi dal tetto pensavamo che in un anno la situazione potesse cambiare – spiega – Io dovevo passare da un progetto di ricerca a un altro senza soluzione di continuità . La richiesta è stata fatta entro i termini e secondo le regole, ma il direttore generale ha deciso di bloccarla, appigliandosi al pretesto per cui ogni posto in nuovo progetto dovrebbe essere bandito nuovamente. Questa decisione viola apertamente il protocollo d’intesa siglato un anno fa dall’ente, che al punto 2 prevede la prosecuzione dei contratti atipici anche in caso di differente progetto, oltre a non tener conto dei molti casi analoghi che esistono in Istituto e che non hanno avuto problemi. Non capisco quindi quali siano gli ostacoli oggettivi al rinnovo se non una valutazione strumentale e soggettiva della protesta a cui ho preso attivamente parte».
La questione è stata sollevata anche dal sindacato di base Usi-Rdb che ha chiesto delucidazioni al direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta, criticato peraltro per le sue «troppe cariche che rischiano di entrare in competizione tra loro». Il vice prefetto Laporta, in effetti, già  sostituto Procuratore federale dell’Ufficio indagini della Figc, fedelissimo della ministra Prestigiacomo, da una settimana è stato anche nominato dal consiglio dei ministri membro dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare. «Una consuetudine molto italiana – scrive l’Usi-Rdb in una nota riferendosi al cumulo di incarichi – che riteniamo un vero malcostume da rimuovere dalla vita pubblica del Paese, senza eccezioni per nessuno».
E del resto dell’accordo, cosa rimane? Completamente disatteso il punto cardine del protocollo d’intesa, quello che impegnava l’Ispra a bandire concorsi per personale scientifico a tempo determinato volti a valorizzare le competenze maturate nell’istituto stesso, in modo da eliminare progressivamente il precariato. Niente da fare: l’unico concorso espletato, per contratti a tempo indeterminato, era stato bandito molto tempo prima della protesta sul tetto. Ma – ciliegina sulla torta – ai vincitori dell’agognato concorso tanta gloria e nessun posto di lavoro: come disposto dalla coppia Tremonti-Gelmini, le assunzioni sono bloccate per un paio d’anni causa «assenza di risorse». E pensare che l’Ispra è l’unico ente ad aver ottenuto una proroga al blocco per tre mesi. Ai fortunati vincitori non rimane dunque che sperare che da qualche parte, entro marzo, in fondo a qualche mare, vengano pescati anche i fondi necessari alle assunzioni.


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