Compie tre anni il Caffè Basaglia, dove i pazienti psichiatrici sono camerieri e aiutocuochi

Il locale di Torino dà  lavoro e una chance di normalità  a chi ha problemi mentali, ragazze vittime di tratta e detenuti. “Qui non c’è la perfezione del servizio, possono esserci disguidi, non è un vero locale commerciale”

Redattore Sociale Sergio Segio • 24/1/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 198 Viste

Torino – Quando Giovanni Pastrone girò Cabiria, uno dei primi kolossal della cinematografia mondiale negli studi sulla Dora Riparia, non immaginava che un secolo dopo i suoi stabilimenti si sarebbero trasformati in un locale notturno che dà  lavoro a pazienti con problemi psichiatrici, ragazze straniere vittime di tratta e detenuti. Il Caffè Basaglia, nato nel 2008 come circolo Arci dall’idea di un gruppo di sette volontari, è ormai una realtà  conosciuta a livello internazionale che continua ad ampliare la sua sfera di azione sociale. “L’abbiamo chiamato così perché lo psichiatra Ugo Zamburru voleva dare concretezza alla legge Basaglia creando un’opportunità  di lavoro a pazienti psichiatrici” spiega Vincenzo Di Dio, una delle anime del Caffè ed ex segretario regionale della Cgil. I pazienti sono camerieri, barman, aiutocuochi. “Qui non c’è la perfezione del servizio, possono esserci disguidi – continua Di Dio – non è un vero locale commerciale, è come una casa un po’ allargata”. Inclusione e superamento dei pregiudizi sono le parole chiave di questo locale ibrido, un po’ ristorante e bar, un po’ luogo di incontro culturale. Quindici pazienti segnalati dall’Asl 2 di Torino, con un’età  compresa tra i 28 e i 47 anni, hanno l’occasione di alimentare contatti sociali che li portano a sensibili miglioramenti clinici. A loro si affiancano dipendenti e circa 50 volontari soprattutto dell’onlus VoI.P.I.

“Quando si è sparsa la voce, c’è stata una fila di famiglie che proponevano i loro congiunti ammalati” racconta ancora Di Dio. Al Caffè Basaglia lavorano anche alcune ragazze straniere vittime di tratta per un percorso di risocializzazione della durata di 30 giorni massimo. Martedì prossimo partirà  un nuovo progetto con una borsa lavoro per 3 mesi che vedrà  l’inserimento di un detenuto 44enne con l’obbligo di rientro in carcere entro l’una di notte. Se l’esperimento avrà  esito positivo, si rinnoverà  il contratto per altri tre mesi con un impiego lavorativo di 30 ore la settimana.

“Equipo Basaglia” è il progetto sportivo del Caffè. Vi sono impegnati undici calciatori dilettanti con diverse nazionalità  che hanno partecipato a tre edizioni del torneo delle comunità  immigrate “Balon Mundial”. Darfur, Senegal, Nigeria, Tunisia, Albania, Germania, Romania, Argentina, Brasile, Perù e Italia sono le nazioni rappresentate in squadra. Da questo esperimento ne è nato un altro, una squadra femminile di calcio a 5. Nel locale si beve solo acqua del rubinetto “per scelta di coerenza” e gli alimenti sono rigorosamente bio e di stagione. Il caffè viene acquistato dai contadini in Guatemala al prezzo di 36 dollari al sacco invece di 12 dollari come prevede il mercato. Quando arriva a Torino, viene tostato dai detenuti del carcere Vallette. Il tutto autofinanziato e con i contributi iniziali di alcune donazioni, il progetto non usa contributi pubblici. Spesso vengo ospitate cene etniche con le quali si finanziano progetti come l’acquisto di pecore per alcune famiglie in Mozambico o la costruzione di un pozzo in Mali. Con una speciale attenzione verso l’America Latina, gli organizzatori del locale hanno spesso offerto sostegno e voce alle madri di Plaza de Majo e a quelle di Ciudad Juarez contro il femminicidio. (raffaella cosentino)

 

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