La nuova linfa contro Barack

NEW YORK. È la classe di debuttanti più numerosa da oltre sessantanni a questa parte quella dei neoeletti che da ieri fanno parte della Camera dei deputati Usa. Ottantaquattro repubblicani e nove democratici approdati a Washington per portare «nuova linfa» al governo e, presumibilmente, dare filo da torcere a Obama. La retorica della recente prix au pouvoir repubblicana è colorata di toni bellicosi, echi arcaico/rivoluzionari e gesti di gravitas altamente simbolica – come l’idea di leggere ad alta voce l’intera costituzione Usa il secondo giorno di attività  della Camera.
A ben guardare, i nuovi ingressi non hanno significato uno scossone demografico: secondo un sondaggio del Wall Street Journal, tra il 111esimo e il 112esimo Congresso, l’età  media è scesa solo di un anno (da 58.5 a 57.4). Ci sono una donna e un ispanico in meno, ma due afroamericani in più. Il numero degli asiatici rimane invariato. Invariato anche quello di deputati e senatori che non hanno una laurea (28). Ed è sempre alto quello degli avvocati – 202 (erano 203 l’anno scorso). Da 7 che erano i rancher sono passati a 6.
Ma l’alchimia destinata a governare gli Usa almeno per i prossimi due anni include da ieri profili diversi tra loro come quello dell’ex agente Fbi e analista di Wall Street Michael Grimm, unico deputato repubblicano della città  di New York, e quello del collega afroamericano del South Carolina Tim Scott, noto per la sua battaglia legale a favore dell’affissione dei Dieci Comandamenti all’ingresso della sede del Consiglio comunale di Charleston. E promesse del partito dell’elefante come il deputato della Florida Mark Rubio, un conservatore appoggiato dal Tea Party, ma con potenziale ascendente sul voto latino, dovranno dividersi il campo con neo arrivati meno facilmente digeribili, come (sempre della Florida) l’afroamericano Allen West, che ha definito se stesso «un estremista di destra» e Barack Obama «la persona più stupida attualmente in circolazione» -e che fu costretto a dimettersi dall’esercito nel 2003 dopo aver presieduto all’interrogatorio troppo brutale di un poliziotto iracheno.
Come farà  la leadership repubblicana a tenere a bada la sua fazione più riottosa al Congresso e a tener caldo il fervore conservator/populista che tanto ha contribuito alla vittoria di novembre è motivo di grande interesse, e di speranza, per i democratici. La prospettiva è un po’ quella di un’altalena.
Non è un caso che il nuovo presidente della Camera John Boehner – cattolico, di origine blue collar e tutt’altro che un novellino dell’arte di navigare Washignton – abbia esordito con dichiarazioni d’intenti «importanti» quanto vaghe, come quella secondo cui il nuovo Congresso «restituirà  il governo al popolo». Sempre in una prospettiva rituale (che ha già  raccolto reazioni positive da parte della dirigenza del Tea Party)
Dopo la lettura ad alta voce della Costituzione (prevista per giovedì) Boehner ha inserito come primo obbiettivo nel suo calendario la revoca della nuova legge sulla sanità .
Il voto sulla proposta di revoca potrebbe già  avvenire le settima prossima. Si tratta, ovvio, di un voto simbolico, visto che – non importa il risultato alla Camera – la maggioranza al Senato è ancora democratica, e che Obama detiene il diritto di veto.
Largamente simbolica (al punto che ieri alcuni repubblicani avevano già  dimezzato la cifra) sembra anche la promessa di tagliare un miliardo di dollari dal budget federale nel giro di un solo anno. Anche il nuovo presidente della Commissione sulle riforme e il controllo del governo della Camera, Darrell Issa, ha dato segno di voler iniziare «in grande», annunciando l’intenzione di aprire ben sei inchieste sull’operato della Casa bianca. Per prepararsi al suo nuovo incarico, Issa (che ha definito l’amministrazione Obama «una delle più corrotte che ci sano mai state»), il mese scorso, ha inviato oltre 150 lettere a rappresentanti dell’industria (farmaceutica, del petrolio, automobilistica ….), a think tank e a svariate istituzioni commerciali, chiedendo loro di indicare quali regolamentazioni istituite nello scorso biennio sono di impedimento per il loro business.

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JOHN BOEHNER Il nuovo presidente
della Camera dei rappresentanti punta ad abolire la riforma sanitaria approvata dal presidente Obama, ma i repubblicani non hanno i numeri per cancellarla


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