Petali di rosa in tribunale per il killer del governatore «blasfemo»

Alcune migliaia di persone, tra cui personalità  politiche e amici, ieri hanno celebrato a Lahore in Pakistan i funerali di Salman Taseer, il governatore della provincia del Punjab ucciso martedì mella capitale Islamabad da un agente della sua scorta. Più o meno negli stessi istanti l’agente è comparso davanti ai giudici del tribunale di Islamabad, per essere formalmente imputato di omicidio: è stato accolto da un gruppo di avvocati con una pioggia di petali di rosa, acclamato come un eroe, al grido «allahu akbar».
Segnali sinistri, che fanno capire quanto alta sia la tensione in Pakistan. Davanti alla residenza del governatore, dove si sono tenute le esequie, ieri le misure di sicurezza erano strettissime. Ma i cronisti hanno contato le defezioni: c’era il primo ministro Yusuf Raza Gilani ma non il presidente della repubblica Asif Ali Zardari, a cui pure Taseer – businessman di successo e importante esponente del Partito popolare fondato dai Bhutto – era molto vicino. E chi c’era ha evitato di commentare le motivazioni addotte dal killer.
Del resto, una importante associazione di circa 500 teologi ha lanciato una vera e propria minaccia: «Consigliamo ai buoni musulmani di non esprimere lutto o simpatia per la morte del governatore, poiché chi sostiene un blasfemo del profeta è lui stesso blasfemo», dice un comunicato del Jamaat-e-Ahl-e-Sunnat, che appartiene alla scuola teologica barelvi (in teoria più moderata delle correnti deobandi e wahabite).
Taseer era stato forse l’unico politico di primo piano a prendere le difese di Asia Bibi, povera contadina della minoranza cristiana condannata a morte in base a una legge anti-bestemmia criticata da difensori dei diritti umani e progressisti. La richiesta di grazia aveva suscitato una furibonda campagna della destra religiosa, che chiedeva l’esecuzione e minacciava «moti di piazza». Il governatore del Punjab aveva non solo sostenuto la richiesta di grazia (a cui Zardari non ha ancora risposto) ma appoggiato la proposta di abrogare quella legge anti-bestemmia, strumento di oppressione delle minoranze, o almeno emendarla secondo la proposta di una deputata del suo stesso partito. Anche in questo era rimasto pressoché solo: i vertici del Partito popolare, in barba alla sua tradizione illuminata e progressista, non aveva detto nulla in merito. A dimostrare quanto la destra religiosa tenga sotto ricatto l’intero mondo politico pachistano: nessuno vuol rischiare di essere additato come «anti-islamico». E ancor meno dopo l’uccisione di Salman Taseer.
Altro segnale sinistro: dalle prime indagini risulta che l’omicida, Malik Mumtaz Qadri, 26 anni, era stato allontanato da un corpo speciale di di polizia anni fa per le sue idee estremniste religiose: eppure era tra gli agenti dei corpi di élite addetto alla sicurezza del governatore. segno di infiltrazione dell’ideologia «jihadi» nelle forse di sicurezza.


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