“Pochi rischi e guadagni da capogiro che affare la sofisticazione per i clan”

ROMA – «Causa mancanza di leggi, le mafie hanno deciso d’investire nel settore della sofisticazione alimentare perché non ha rischi e porta forti guadagni. Ma anche le multinazionali legate al cibo sono responsabili della cattiva qualità  di quello che mangiamo». Per Massimo Carlotto autore con Francesco Abate di “Mi fido di te”, romanzo che racconta di cibi contraffatti con sostanze cancerogene, il danno per la salute è altissimo e il cittadino ha solo due strade: il biologico certificato e la filiera corta.
Come era nata l’idea di un romanzo lungimirante come “Mi fido di te”?
«Dal fatto che davo regolarmente un prodotto a base di pappa reale al mio bambino, che allora aveva quattro anni, e lui non si ammalava mai. Poi è stato ritirato dal mercato perché era pieno di antibiotici e questo mi ha scatenato una grande voglia di capire cosa ci fosse dietro».
E cosa avete scoperto?
«Dove c’è sofisticazione c’è sempre corruzione. Sono rimasto sconvolto dalla quantità  di soldi che le multinazionali del settore alimentare usano ogni anno per inventare nuovi colori e nuovi sapori. E sono tutti prodotti chimici. In pratica le principali cause di malattie cardiovascolari e tumori».
E nessuno se ne accorge?
«L’organizzazione della sanità  indica nel cibo la seconda causa delle malattie. Ora Wikileaks riassume esattamente quello che noi, anche per cercare di mitigare la crudezza delle informazioni, avevamo scritto in forma di romanzo. La sofisticazione alimentare è il secondo business delle mafie dopo i rifiuti ma le leggi sono inesistenti. Quindi le mafie hanno deciso di lanciarsi in un business in cui rischiano molto meno che in quello degli stupefacenti».
Cosa possiamo augurarci?
«Un quadro legislativo diverso che imponga un comportamento trasparente alle multinazionali».
Lei come si difende?
«Con il biologico certificato, che però costa tantissimo. Un chilo di pollo certificato arriva anche a venti euro. Altra possibilità  è la filiera corta che però funziona bene per chi come me vive in provincia ma è difficile nelle grandi città ».
Da quando ha scritto il libro cosa è cambiato?
«Nei fatti nulla. Anzi, c’è una proposta di alleggerire ulteriormente le pene. Io sono continuamente chiamato a partecipare ad incontri e dibattiti sull’argomento. Ma senza leggi è difficile ottenere risultati».


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