“Prima ci hanno rubato il voto ora sparano sulla folla inerme”

TIRANA – «Hanno rubato le elezioni, ci hanno rubato l’Albania». Edi Rama, sindaco di Tirana e leader dell’opposizione socialista albanese, è scuro in volto, ha gli occhi ancora lucidi per quello che ha visto venerdì sera, davanti alla sede del governo, tra i suoi sostenitori. «Guardi questo video», dice. «È stato girato da un giornalista serio e coraggioso. Si vede chiaramente chi spara e contro chi».
Le immagini del video scorrono implacabili. Si vede la folla dei manifestanti che lancia pietre contro il palazzo del primo ministro. Poi, da finestra posta al piano terra si nota un soldato che imbraccia un’arma e spara. Un cecchino. Un uomo cade a terra. I colpi continuano e crolla un secondo manifestante, un terzo, poi un quarto. Tutti in punti diversi e distanti tra loro. Un vero tiro al bersaglio. «Il mondo», dice Rama, «deve vedere di cosa è capace questo regime. Eravamo scesi in piazza in modo pacifico, per chiedere democrazia, trasparenza e legalità . Ci hanno accolto con i fucili. Hanno sparato su gente inerme. Non accade in nessun paese europeo. Solo in Albania, un paese che la comunità  internazionale porta come esempio di sviluppo e democrazia. Ma è falso: ecco il vero volto del regime. Un volto di assassini».
Il premier Berisha vi accusa di aver tentato un golpe. Cosa è accaduto venerdì pomeriggio?
«Non abbiamo tentato nessun golpe. Abbiamo solo chiesto una commissione d’inchiesta sulle passate elezioni, piene di frodi».
È stata negata?
«Non ci è stata concessa alcuna forma di indagine. Vogliamo evitare che le prossime elezioni, quelle di giugno, siano viziate dagli stessi brogli».
E il governo?
«Ha parlato di provocazioni, di iniziative illegittime. Ha perso tempo, ha sperato che la gente dimenticasse».
Ma la gente non ha dimenticato.
«La gente si è resa conto che il suo voto non aveva alcun valore. E che in questo paese si è instaurato un potere corrotto».
Poi è arrivato il video che inchioda l’ex vicepremier e ministro dell’Economia Meta.
«È una testimonianza illuminante. La prova visiva e vocale di quanto stiamo denunciando da 16 mesi. Mostra l’allora ministro dell’Economia, chiuso nel suo ufficio, mentre chiede una tangente di 700 mila euro per favorire una società  in un appalto pubblico. La gente si è indignata».
Per questo è scesa in piazza?
«La miccia è stata la reazione del governo. Ha negato ciò che si vedeva e si sentiva. Ha parlato di montatura, di provocazione. Ha accusato la sinistra, i soliti comunisti che tramano nell’ombra, ha parlato di mafia, di attacchi della criminalità ».
Perché le violenze, gli spari, i morti?
«Lo chiediamo anche noi. Ovunque in Europa si manifesta. A Londra, Roma, Atene. La polizia spesso interviene e in modo anche duro. Ma in uno stato di diritto ci sono delle regole di convivenza, ci sono dei chiari limiti. Da noi, in Albania, si spara per uccidere».
Per quei morti è stato chiesto l’arresto di alcuni ufficiali della guardia repubblicana.
«Finora c’è solo un’accusa di omicidio. Non mi pare che siano stati arrestati i responsabili. Per 50 anni abbiamo vissuto sotto il peggiore dei regimi comunisti di tutta l’Europa dell’Est. Ci siamo formati in segreto, nascosti, in esilio, sui libri che il mondo libero ci trasmetteva. Abbiamo sognato e lottato per una società  diversa. Invece ci troviamo governati da un regime fondato sulla corruzione. E che spara sulla folla inerme».
Cosa accadrà  adesso?
«Ci sono le famiglie di tre morti che chiedono giustizia, c’è un quarto ferito che lotta per sopravvivere. C’è un governo che con la forza, l’arroganza, sta espropriando tutte le conquiste di venti anni. E c’è un popolo disperato che chiede libertà  e democrazia. L’Europa e il mondo non possono restare a guardare. Devono aiutarci a ritrovare l’unico dialogo possibile: quello politico».


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