Stop informatica, l’allarme dell’Anm “I tribunali sono a rischio chiusura”

ROMA – Drammatico allarme dell’Anm. In Italia si rischia «la paralisi totale della giustizia». Processi e inchieste in difficoltà , blocco di qualsiasi certificazione. Rapporti praticamente interrotti tra magistrati e polizia. La promessa dell’era digitale, tante volte garantita dal Guardasigilli Alfano, in frantumi. E tutto non per colpa del ministro, ma del collega Tremonti e del drastico taglio dei fondi al ministero di via Arenula. Erano 85 i milioni garantiti per le spese informatiche nel 2008. Sono diventati 58 l’anno successivo. E ancora sono calati a 45 in quello dopo. Per il 2011 il titolare di via XX settembre ne ha “postati” in bilancio solo poco più di 27. La conseguenza sarà  esiziale. Stop a qualsiasi forma di assistenza e manutenzione per l’intero sistema informatico che garantisce la vita della macchina giudiziaria in Italia. Impossibilità  di sanare un buco di 33 milioni di euro. Necessità  urgente di reperirne almeno 18 che permetterebbero ad Alfano di tamponare la situazione. Con l’apertura del nuovo anno una circolare del capo dell’organizzazione giudiziaria Luigi Birritteri, anche lui ex magistrato in Sicilia portato a Roma da Alfano, per avvisare che per sistemare qualsiasi guasto informatico i colleghi dovranno rivolgersi solo al ministero e non alle ditte informatiche che, senza soldi, sono ferme. Subito dopo la protesta che sale via via da tutti gli uffici italiani e dilaga sulle mailing list. E siamo a ieri pomeriggio quando, alle 18, prima il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini e subito dopo il presidente Luca Palamara, con parole pesanti, rendono pubblico l’allarme. «La giustizia rischia il collasso». «I tribunali potrebbero chiudere». Paure che via Arenula non minimizza, tant’è che lo stesso Birritteri parla a sua volta di «allarme fondato».
Non nascondono la verità  al ministero della Giustizia. Raccontano di un Alfano furioso con Tremonti per il taglio contro cui il Guardasigilli ha inutilmente protestato. I conti sono fatti: 60mila postazioni, 5mila server, 1.800 uffici in tremila edifici. L’intera giustizia civile e penale si regge sull’informatica e sull’assistenza che ogni minuto deve essere garantita. Se questa si ferma, se nessuno aiuta in singolo magistrato o il singolo cancelliere alle prese con un computer che fa le bizze le conseguenze sono irreparabili. Spiegano nell’entourage di Alfano che il ministro ha detto chiaro a Tremonti: «Puoi tagliare fino a un certo punto, ma se esageri in questo settore finiamo tutti nel baratro». Ma la risposta è stata comunque negativa.
C’è questo dietro l’allarme dell’Anm e dietro la lettera che lo stesso Birritteri ha inviato a Palamara e Cascini. Missiva riservata, ma subito finita in rete. In cui non si fanno sconti a Tremonti. In cui si dà  conto di una riunione svoltasi lunedì in cui i tecnici di Alfano e quelli del Viminale hanno cercato di capire come scongiurare il pericolo della paralisi della giustizia. Che Palamara e Cascini descrivono così: «I tribunali chiuderanno e se si blocca un ufficio essenziale per la vita del Paese le imprese non potranno più partecipare a una gara di appalto, perché non avranno la certificazione necessaria. E non si potrà  nemmeno iscrivere una causa a ruolo. Lo stesso problema si porrà  per chi intende prender parte a un concorso pubblico».
Una situazione drammatica che, secondo l’Anm, è il «segno della grave disattenzione ai problemi del funzionamento della giustizia». La stessa denuncia che arriva da Magistratura democratica, dal presidente Luigi Marini e da Claudio Castelli, stesso ruolo di Birritteri con il centrosinistra, ora presidente aggiunto del’ufficio dei gip a Milano, che denuncia «l’inutilità  dell’allarme tante volte lanciato nei mesi scorsi». L’opposizione condivide la denuncia delle toghe. Andrea Orlando del Pd critica Alfano e le sue «promesse mancate». Roberto Rao dell’Udc vede tornare «i tempi dei papiri». Ma in via Arenula sperano di evitare la catastrofe.


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