Strage al comizio in Arizona deputata democratica in fin di vita

NEW YORK – «È una tragedia per tutta l’America. A Tucson ha colpito una violenza insensata e terribile che non ha alcun posto in una società  libera». Barack Obama reagisce con orrore di fronte a una strage annunciata: una violenza nutrita dall’estremismo, che avrebbe potuto colpire lui stesso. Cinque morti, 18 feriti, è il bilancio provvisorio in serata, quando il presidente è costretto a un’improvvisa dichiarazione dalla Casa Bianca. È uno dei più gravi atti di violenza degli ultimi anni contro i rappresentanti delle istituzioni. Primo bersaglio: la deputata democratica dell’Arizona Gabrielle Giffords, 40 anni, «un amica personale», dice Obama. Una donna nota per le sue posizioni in favore del diritto all’aborto e della ricerca sulle cellule staminali, due tabù per la destra integralista. Tutto accade in pochi secondi, all’ora di pranzo, davanti all’ipermercato Safeway di Tucson. La Giffords sta tenendo un comizio “Congress on Your Corner”, incontra gli elettori del suo collegio. Jared Laughner, 22 anni, si avventa contro di lei e le spara a bruciapelo: un colpo alla testa, a un metro di distanza. Poi altri 15-20 spari all’impazzata.
Uccide o ferisce tutti quelli che trova attorno alla deputata: il giudice federale John Roll muore all’istante, diversi collaboratori della parlamentare, perfino una bambina di 9 anni sono tra le vittime. L’omicida cerca di fuggire ma la polizia lo arresta subito. Quasi sicuramente non ha agito da solo, la Cnn parla di altri 12 arresti. Mentre la Giffords esce dalla sala operatoria dopo il primo intervento («in condizioni critiche, operata alla testa, ma siamo ottimisti che ce la farà », secondo il bollettino medico), l’ampiezza della retata fa pensare a un complotto. Una parte dell’opinione pubblica di sinistra non ha dubbi sui mandanti morali. Pochi minuti dopo l’annuncio compaiono le prime accuse: sulla pagina Facebook di Sarah Palin, dei cittadini le scrivono «Assassina». La Palin, ex candidata repubblicana alla vicepresidenza nel 2008, leader carismatica della destra populista, aveva iscritto la deputata Giffords nella sua «lista nera»: all’indice per le posizioni pro-aborto. La destra ha già  pronta la sua linea di difesa: Laughner è «un malato, basta leggere le sue farneticazioni su Youtube», tuona la FoxNews di Rupert Murdoch. Ma proprio nei suoi test su MySpace, Laughner tra i suoi proclami lancia: «Non accetto di pagare con una moneta che non sia garantita dall’oro». Guarda caso è una delle campagne di Ron Paul, astro iperliberista del Tea Party, propugnatore dell’eliminazione della Federal Reserve.
Nel marzo 2010 l’ufficio della Giffords a Tucson era stato saccheggiato da avversari della riforma sanitaria. Eppure la Giffords era tutt’altro che una radicale di sinistra. Ma in Arizona l’onda di destra ha ristretto lo spazio per i moderati. L’Arizona è stata il teatro di campagne xenofobe, con il varo di leggi anti-immigrati così estreme da meritare la bocciatura dei tribunali federali. Lo stesso John McCain, ex candidato presidente e storico senatore repubblicano dell’Arizona, ha dovuto sposare le tesi estreme del Tea Party per farsi rieleggere a novembre. L’attenzione degli inquirenti nelle prime ore si concentra soprattutto sulle posizioni della Giffords in favore del diritto alla libera scelta delle donne per l’interruzione alla gravidanza. Una lunga scia di sangue è stata lasciata negli anni dagli antiabortisti radicali, con una serie di omicidi di medici «colpevoli» di praticare aborti. Il clima di odio è riesploso nel 2009 e 2010 col dibattito sulla riforma sanitaria. Nonostante che Barack Obama abbia esplicitamente escluso da quella riforma l’uso di finanziamenti federali per l’aborto, la destra dei fondamentalisti religiosi ha continuato ad accusare i democratici di foraggiare l’«infanticidio di massa» con quella riforma.
L’incontro che la Giffords stava tenendo con i cittadini davanti all’ipermercato Safeway, ricalcava il formato dei dibattiti “town-hall” che videro protagonista lo stesso Obama nei mesi più caldi della riforma sanitaria. Più volte, a quei dibattiti la polizia e l’Fbi intercettarono gruppi di uomini armati: decisi a difendere il proprio «diritto costituzionale» a girare con le armi automatiche a pochi metri dal presidente.
La strage di Tucson avviene nelle stesse ore in cui la nuova maggioranza repubblicana al Congresso rilancia la guerra santa contro la riforma sanitaria, per abrogare il «socialismo medico» di Obama. «A tutti i parlamentari chiediamo di prendere misure per proteggersi», è l’appello lanciato in serata dalla polizia.


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