Tossicodipendenze, quando la terapia nei Sert è a rischio

In questo, non solo dimenticando che la legge che nel 1978 lo istituì attuava l’art 32 della Costituzione che riconosce il diritto alla salute quale diritto primario ed assoluto della persona ma, anche, che le successive leggi di riforma istituirono le Asl (come aziende) con autonomia organizzativa/gestionale che prevede il Controllo di gestione, la valutazione delle prestazioni e dei singoli, i processi di Miglioramento continuo della qualità  ecc. Tutto ciò, ancor oggi è in parte disapplicato.
Anche nello specifico ambito delle dipendenze, l’organizzazione dell’assistenza è tra le migliori del mondo prevedendo sia l’assistenza ambulatoriale (Ser.T) che quella semi-residenziale e residenziale (centri diurni e comunità ) che operano, o almeno dovrebbero, in rete tra loro al fine di garantire gli interventi più adeguati. Ricordiamo la legge n. 685/75 che istituì i primi Centri specifici per il trattamento e l’assistenza a persone tossicodipendenti, il Dpr 309/90 (Testo unico in materia), il D. M. 444/90 che definiva le caratteristiche organizzativo/funzionali, determinando gli organici dei Ser.T divisi in tre tipologie rispetto al numero di utenti in carico: bassa (fino a 60 utenti), media (da 60 a 100 utenti), alta (da 100 a 150 utenti), specificando che «ove l’utenza superi le 300 unità  può essere disposta una diversa organizzazione o lo sdoppiamento del Servizio» e che, per i Servizi ad alta utenza, prevedeva come necessari 4 medici, 4 infermieri, 4 psicologi, 4 assistenti sociali, 2 educatori professionali, 1 amministrativo e 2 unità  definite di «altro personale». Ma, ad oggi, gran parte dei Ser.T. non sono organizzati (se non pochi casi in Italia e uno solo nella Regione Lazio) in dipartimenti e assistono, ognuno, diverse centinaia di utenti (nel 2008, solo a Roma, seguivano 10mila persone e i dati sono pressoché invariati) con un organico un tempo previsto al massimo per 150 utenti ma, più di frequente, al di sotto di tali parametri con una progressiva perdita di psicologi e assistenti sociali, ridotti a poche unità  e con elevata presenza di contratti a tempo determinato o a convenzione, quindi costantemente a rischio tagli soprattutto nelle regioni, come il Lazio, sottoposte a piano di rientro del debito.
È da sottolineare che i Ser.T, in quanto servizi del Ssn, devono garantire la continuità  terapeutica ed assistenziale a tutti gli assistiti diversamente dalle altre strutture (comunità  ecc.) che possono valutare la compatibilità  della persona/problema con la loro organizzazione e sono legate a un definito (per normativa) numero di presenze e che, comunque, non erogano i trattamenti farmacologici. A tale proposito va anche ricordato che i processi di accreditamento delle strutture private, in molte regioni tra cui il Lazio, non sono stati attuati: molte strutture lavorano sulla base dei requisiti minimi di legge e «nelle more dell’accreditamento» non differenziando, dunque, casi di alta professionalità  da altri.
Strabilia, inoltre, l’ignoranza dei più circa le ormai scientificamente provate (revisioni sistematiche del Cochrane Drugs and Alcohol Group, ndr) evidenze cliniche relative, per esempio, ai trattamenti con farmaci sostitutivi (metadone, troppo spesso definito «droga di stato») le cui linee guida prevedono trattamenti prolungati a dosaggi medio-alti; la provata efficacia dei trattamenti integrati (farmacologici e psicosociali); il problema delle cosiddette «doppie diagnosi», ovvero pazienti con gravi disturbi di area psichiatrica assuntori di sostanze stupefacenti; la attuale tipologia di utenza rappresentata per lo più da «polidipendenti» e l’aumento esponenziale dei dipendenti e assuntori abituali di cocaina (per cui non esistono farmaci specifici) e alcool; la definizione della tossicodipendenza come «malattia cronica recidivante».
Le sfide attuali e future sono molteplici, compresa la necessità  di riorganizzare costantemente il lavoro e l’organizzazione al mutare dei bisogni ma l’elevata, e sempre maggiore, professionalità  di gran parte degli operatori in servizio non è sufficiente a far fronte a un fenomeno tanto complesso e vasto se non supportata dall’adeguamento delle risorse e da normative di indirizzo adeguate in tema di organizzazione secondo quanto su esposto e, non ultimo, senza contrapporre strumentalmente i Servizi pubblici e le strutture del privato sociale che, nella realtà , operano in sinergia.
*Psicologo-Psicoterapeuta – Dirigente Psicologo Asl Rm/B


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